After Milan and Parma, this is the third Falstaff seen on stage in Italy over the last few months. The interest of this Turin performance was to be Daniel Harding's presence as conductor rather than on the production itself, which dates back to 2008. However, due to an accident last summer, the British conductor had to be replaced and now we have the experienced Donato Renzetti, an authority in this repertoire, who had already conducted this same Falstaff before.

Carlos Álvarez (Falstaff) © Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino
Carlos Álvarez (Falstaff)
© Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino

With spirited pace he exalted the most lively moments of the story, such as the chattering of Windsor's Merry Wives, but he was also able to underline the most lyrical aspects of the love story between the young couple (Nannetta and Fenton) or the disconsolate moments of the old knight. Nevertheless Renzetti's was a traditional rendition that did not reveal yet unprecedented details of a score that represents the summation of Verdi's mastery. The opera had a long maturation: already in 1868 there were rumours about the maestro taking into consideration an opera buffa. And when, on the evening of 9 February 1893, his third work based on Shakespeare triumphed at the Teatro alla Scala, a quarter of a century had elapsed, during which times Verdi had devoted himself to the composition of Aida, Don Carlos, the revision of Simon Boccanegra and Otello.

<i>Falstaff</i> in Turin © Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino
Falstaff in Turin
© Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino

In 1893, Falstaff triumphed but left the audience astounded. Never before had such a light and transparent orchestra been heard, such ever-changing sounds, such comical effects from individual instruments (the horns) or from the whole orchestra, as in the parodic fugue of the finale. A state-of-the-art work at that time, it represented a line of demarcation between the 19th-century opera and the upshots of the 20th century. Without Verdi's Falstaff, Puccini's Bohème would have been inconceivable.

The Turin Teatro Regio production has two reliable casts. On the evening of the first performance, the role of the bloated knight was assigned to Carlos Álvarez. With his excellent voice, Álvarez emphasized Falstaff's nobility of character rather than highlighting the farcical aspects, thus losing some of his comic substance. The same can be said for Tommi Hakala's Ford, in his case with some problem of pronunciation and occasional faltering upon the mannered terms of Arrigo Boito's libretto. However, both artists have developed their characters with great style and some elegant detachment.

Erika Grimaldi (Alice), Sonia Prina (Quickly), Valentina Farcas (Nannetta), Monica Bacelli (Meg) © Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino
Erika Grimaldi (Alice), Sonia Prina (Quickly), Valentina Farcas (Nannetta), Monica Bacelli (Meg)
© Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino

On the contrary the roles of Dr Cajus (Andrea Giovannini) and the comically awkward duo Bardolfo and Pistola (Patrizio Saudelli and Deyan Vatchkov), a sort of Stan Laurel and Oliver Hardy, were well characterized while Francesco Marsiglia was a correct though not memorable Fenton.

In the women's domain Erika Grimaldi sang Mrs Alice Ford fittingly but with an unpleasant timbre. Mrs Meg Page (Monica Bacelli) and Mistress Quickly (Sonia Prina) were vocally more enjoyable, the last one in a role that she often sings after performing many Handel and Vivaldi roles. Romanian soprano Valentina Farcaş met demanding vocal and scenic skills for Nannetta.

Tommi Hakala (Ford) and Carlos Álvarez (Falstaff) © Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino
Tommi Hakala (Ford) and Carlos Álvarez (Falstaff)
© Ramella & Giannese | Teatro Regio Torino

Daniele Abbado's staging illustrates the story in a very straightforward way. The acting is clever, even if in the Windsor Park scene one expected something less predictable. Graziano Gregori's scenery features a large and sloping circular wooden platform – that does not rotate! – dotted with many trapdoors. From one of these an elegantly dressed Falstaff with a ludicrous tiny parasol emerges in one of the few truly funny moments of the evening. Furniture and walls come down from above, but long scene changes (though apparently there is nothing to change) slow the pace. Carla Teti's 1950s costumes and Luigi Saccomandi's warm lights complete a nice-looking production.

 

Falstaff a Torino: elegante, ma con poca sostanza

Terzo Falstaff in scena pochi mesi dopo quelli di Milano e di Parma. L'interesse di questa produzione era dato dalla direzione di Daniel Harding più che dallo spettacolo in sé che risale al 2008. A causa di un incidente occorsogli l'estate scorsa il direttore britannico è stato sostituito da Donato Renzetti, maestro di collaudata esperienza specialmente nel repertorio verdiano, che già aveva concertato l'opera a Cagliari.

Con piglio sostenuto egli ha esaltato i momenti più vivaci della vicenda o le chiacchiere delle comari, ma ha saputo sottolineare gli aspetti più lirici della storia d'amore dei due giovani o i momenti di maliconia del vecchio cavaliere. 

La sua è comunque una direzione di tradizione che non svela particolari inediti di una partitura che rappresenta la summa della maestria teatrale di Verdi. L’opera ha avuto una lunga gestazione: già nel lontano 1868 indiscrezioni davano il Maestro intenzionato a scrivere un'opera buffa. Quando la sera del 9 febbraio 1893, il suo terzo lavoro su Shakespeare trionfava alla Scala, era trascorso un quarto di secolo in cui Verdi si era dedicato alla composizione di Aida, Don Carlos, Simon Boccanegra e Otello.

Falstaff trionfa e stupisce: mai fino a quel momento si era sentita un'orchestra così leggera, trasparente, dalla timbrica sempre cangiante, con effetti comici affidati ora a singoli strumenti (i corni...) ora a tutta l'orchestra come nella parodistica fuga del finale. Un'opera all'avanguardia in quel momento, che rappresentava una netta linea di demarcazione tra l'opera dell'Ottocento e i futuri esiti del Novecento. Senza il Falstaff di Verdi sarebbe probabilmente stata impensabile La bohème di Puccini.

La produzione ora al Regio di Torino si avvale di due apprezzabili cast. La sera della prima il ruolo del borioso cavaliere è stato assegnato a un Carlos Álvarez di bella vocalità che ha sottolineato la nobiltà del personaggio rinunciando ad accentuarne gli aspetti farseschi, in tal modo però facendogli perdere un po' di spessore. Lo stesso si può dire per il composto Ford di Tommi Hakala che per di più ha avuto qualche problema di dizione e si è talora inciampato sugli artificiosi termini del libretto di Arrigo Boito. Entrambi hanno comunque reso con grande classe e con un certo elegante distacco i rispettivi personaggi. Molto ben caratterizzati sono stati i ruoli del Dottor Cajus (Andrea Giovannini) e del comicamente impacciato duo Bardolfo e Pistola (Patrizio Saudelli e Deyan Vatchkov), una sorta di Stanlio e Ollio. Francesco Marsiglia è stato un Fenton di grande corporatura, corretto ma non memorabile.

Nel reparto femminile come Mrs Alice ha cantato Erika Grimaldi, tecnicamente attendibile ma dal timbro ingrato. Più piacevoli la Mrs Meg di Monica Bacelli e la Mrs Quickly di Sonia Prina, un ruolo che quest'ultima ora frequenta spesso dopo aver cantato tanti Händel e Vivaldi. Nannetta ha trovato nel soprano rumeno Valentina Farcaș la grazia vocale e scenica desiderate.

La regia di Daniele Abbado illustra molto linearmente la vicenda senza proporne una lettura problematica e muove con efficacia gli attori – anche se dalla scena del parco di Windsor ci si poteva aspettare qualcosa di meno scontato. La scenografia di Graziano Gregori prevede una grande piattaforma di legno inclinata di forma circolare – che però non ruota! – ed è costellata di tante botole. Da una di questa emerge con uno striminzito parasole ed elegantemente vestito Falstaff in uno dei pochi momenti divertenti della serata. Mobili e pareti scendono dall'alto e sono quindi poco comprensibili i lunghi “cambi di scena” che rallentano il ritmo della rappresentazione. Gli abiti anni 1950 di Carla Teti e le calde luci di Luigi Saccomandi completano uno spettacolo niente più che garbato.

***11