The city of Parma organizes an annual festival to celebrate its most distinguished son, Giuseppe Verdi. For almost a month, operas, concerts and conferences highlight the greatest figure in the Italian music theatre. Verdi's final opera, Falstaff, was performed in the ornately decorated 1000-seater opera house that dates back to the first half of the 19th century. Parma's Teatro Regio is considered to be the true representative of the Italian operatic tradition and is home to fearsome loggionisti – enthusiasts who consider themselves the custodians of Verdi's legacy.

Giorgio Caoduro (Ford) © Roberto Ricci
Giorgio Caoduro (Ford)
© Roberto Ricci

But there was no dissension coming from this faction of aficionados at the first night of this production which, although contemporary in its looks, did not deviate from a well-established routine and did not disappoint the expectations of the traditional spectators. Falstaff paraded his belly, there was the laundry basket and the water from the Thames and the cuckold's horns of the last act.

In Jacopo Spirei's setting, the curtain represents the Union Jack, though probably used as a tablecloth, given that stains and blots from glasses mark its surface, ironically reminding us of our protagonist's susceptibility to drinking and eating profusely. The same curtain falls at every change of scene, causing long waiting times that slow down this "crazy race towards its conclusion", as the director defines the work.

<i>Falstaff</i> in Parma © Roberto Ricci
Falstaff in Parma
© Roberto Ricci

As soon as Falstaff enters the Garter Inn, the floor of the room subsides under his weight and this sloping element typifies the whole scenography, with slanting houses and streets: a city unbalanced by the presence of a character who sees the world breaking down around him. The director doesn't emphasize Falstaff's grotesque and humorous aspect, instead highlighting a vain bourgeoisie that is given free rein inventing coarse jests, until they eventually discover who really is the laughing stock of Windsor.

Amarilli Nizza (Alice), Sonia Prina (Mistress Quickly) and Jurgita Adamonyte (Meg) © Roberto Ricci
Amarilli Nizza (Alice), Sonia Prina (Mistress Quickly) and Jurgita Adamonyte (Meg)
© Roberto Ricci

Nikolaus Webern's stage set swings between the interior of Falstaff's room, with a pile of dirty dishes, and Ford's home, with its bourgeois furniture – fireplace, bookcase, lamp shades, rugs and framed portraits on damask walls. For the final scene, the facades of the houses rise to reveal the greenery of Windsor Park, here an ordinary urban garden. The contemporary British setting is stressed by the current Queen's portrait on a wall of Falstaff's room and by Silvia Aymonino's costumes, with Fenton wearing a leather kilt and Mistress Quickly a black windbreaker on a zebra dress. In this setting, Falstaff does not come out clad in ribbons and feathery plumes for his date, as we have seen in scores of productions; instead he leaves behind his sloppy sweater, baggy pants and filthy sneakers and wears a flawless blue suit that makes us smile only because of its size.

It's not the first time that Roberto de Candia takes the title role, and neither this time has the Italian baritone accentuated the character's parody. On the contrary, he makes use of the qualities of his voice to outline Falstaff's melancholy. De Candia's singing is more emotional than bombastic and his best moments are when he is inward-looking, as when, still shaking due to his forced jump into the river, he comforts himself with a glass of wine.

Roberto de Candia (Falstaff) and Sonia Prina (Mistress Quickly) © Roberto Ricci
Roberto de Candia (Falstaff) and Sonia Prina (Mistress Quickly)
© Roberto Ricci

In a previous Florentine production, De Candia had sung Ford's role on alternate evenings, an intriguing and difficult prospect, but here in Parma the role of the jealous husband has been entrusted to young baritone Giorgio Caoduro, who exhibited excellent vocal qualities, his timbre clear and vibrant, his intonation perfect.

Another warm voice is that of Sonia Prina, new to the role of Mistress Quickly, who here does not hide her weakness for the bulky knight. The contralto, who has played trouser roles in many Baroque operas, displayed her acting and vocal skills to effectively outline the role of the cheerful maid, but always avoiding falling into caricature. The pair of young lovers was performed here by Damiana Mizzi (Nannetta) and Juan Francisco Gatell (Fenton), both comfortable in the lyricism of their roles. Amarilli Nizza and Jurgita Adamonytė were the two wives fending off the knight's lust.

This bittersweet comedy was conducted by Riccardo Frizza who succeeded in connecting the orchestra with what was happening on stage with crispness, especially in the case of the ensembles.

 

Un malinconico Falstaff al Festival Verdi di Parma

La città di Parma organizza ogni anno un Festival per celebrare il suo figlio più insigne, Giuseppe Verdi. Per quasi un mese rappresentazioni d'opere, concerti, spettacoli vari, conferenze e incontri esaltano la maggior figura del teatro musicale italiano. Il suo ultimo lavoro, Falstaff, viene allestito nel bellissimo teatro d'opera della città, una sala di oltre mille posti risalente alla prima metà dell'Ottocento ed elegantemente decorata. Il Teatro Regio viene considerato uno dei veri rappresentanti della grande tradizione operistica italiana ed è la sede dei temuti loggionisti, appassionati di lirica che si considerano custodi dell'eredità verdiana.

Ma non c'è stata alcuna contestazione da parte di questo manipolo di appassionati per la prima di una produzione la quale, pur nella modernità, non si è scostata da una consolidata consuetudine rappresentativa che non ha fatto mancare nulla alle aspettative del pubblico tradizionale: la pancia di Falstaff, la cesta e l'acqua del Tamigi, le corna dell'ultimo atto.

Nell'allestimento di Jacopo Spirei il sipario rappresenta una bandiera britannica probabilmente usata come tovaglia per le macchie, con i segni dei bicchieri lasciati sulla sua superficie a ricordarci ironicamente la propensione al bere e al mangiare del protagonista. Lo stesso sipario calerà ad ogni cambio di scena, purtroppo, con lunghi momenti di attesa che diluiscono il ritmo di questa «corsa folle verso la sua conclusione» come la definisce il regista.

Appena Falstaff entra in scena il pavimento della sua camera alla taverna della Giarrettiera cede per il peso e questo elemento obliquo impronterà tutta la scenografia dell'opera, con case e strade sbilenche: una città squilibrata dalla presenza di un personaggio che vede crollare il mondo al di fuori di sé. È questa la chiave di lettura scelta dal regista che punta poco sull'aspetto grottesco e umoristico della figura di Falstaff, per sottolineare invece il futile ambiente borghese che non sa far altro che inventare burle grossolane per riderne sgangheratamente, salvo poi alla fine scoprire di essere la vittima della burla.

Le scenografie di Nikolaus Webern alternano gli interni della camera di Falstaff, con la pila di piatti sporchi e le scarse suppellettili, a quelli della casa di Ford, con il suo mobilio borghese – il caminetto, la libreria, le abat-jours, i tappeti e i ritratti alle pareti tappezzate. Per la scena finale le facciate delle case si sollevano per rivelare il verde del parco di Windsor, qui un modesto giardino urbano. La contemporaneità del Regno Unito di oggi è affermata dal rassicurante ritratto della novantenne Regina sulla parete della camera di Falstaff e dai costumi di Silvia Aymonino, con Fenton in kilt di pelle e Mrs. Quickly in giubbotto nero e vestitino zebrato.

In questa ambientazione borghese Falstaff per la sua impresa galante non uscirà ingallonato e impennacchiato come abbiamo visto in cento altre produzioni, ma smetterà l'informe maglione, i pantaloni a sacco e le lerce scarpe da tennis per indossare un impeccabile completo blu che su di lui muove al sorriso solo per la grandezza della taglia.

Roberto de Candia non è la prima volta che affronta il ruolo titolare e neanche questa volta il baritono ha accentuato il ruolo caricaturale del personaggio, sfruttando le qualità della sua voce per delineare invece il tono crepuscolare del personaggio. Il suo canto è espressivo piuttosto che magniloquente e i momenti migliori sono quelli del ripiegamento su sé stesso, come quando, ancora infreddolito dall'inopportuno bagno nel Tamigi, si conforta con un bicchiere: «Ber del vin dolce e sbottonarsi al sole, dolce cosa!».

In una precedente produzione fiorentina De Candia aveva affrontato sia il ruolo titolare sia quello di Ford a serate alterne, un'impresa affascinante e difficile. Qui a Parma il ruolo del marito geloso è invece stabilmente affidato al 37enne Giorgio Caoduro che ha esibito le sue eccellenti qualità vocali, il timbro chiaro e squillante, la perfetta intonazione e le doti interpretative che lo rendono uno dei più rinomati baritoni italiani di oggi.

Ancora una voce dal registro caldo è quella di Sonia Prina, debuttante nella parte di una Mrs. Quickly che qui non nasconde una sua debolezza per il cavaliere. Il contralto, che molte volte abbiamo visto interpretare personaggi en travesti nelle opere settecentesche, porta in scena le sue speciali capacità attoriali e una maestria vocale che delineano con efficacia il ruolo della simpatica imbrogliona la cui comicità non trascende però mai nel caricaturale. La moderna coppia di giovani innamorati è qui formata dalla Nannetta di Damiana Mizzi e dal Fenton di Juan Francisco Gatell, entrambi a loro agio nella liricità dei loro interventi. Amarilli Nizza e Jurgita Adamonytė sono le due mogli che si fanno beffe della libido del cavaliere.

La concertazione di questa commedia agrodolce è affidata alle esperte mani di Riccardo Frizza che ha saputo ben legare l'orchestra con quanto succedeva in palcoscenico dando chiarezza ai complessi concertati.