At the Ponte dei Barcaroli, near San Marco, one can find a plaque from 1971 that recalls the stay in Venice of the 15-year-old Mozart, two hundred years earlier. The Mozarts had arrived there for the 1771 Carnival and were guests of the Wider family who had six daughters, whom the young Mozart called his "pearls" and on which he made clear erotic allusions in his letters. A few months later Mozart was returning to Salzburg before setting off again for Italy where he began the composition of Il sogno di Scipione (Dream of Scipio), a "theatrical feast" in one act intended to celebrate the 50th anniversary of the consecration of the Prince-Archbishop of Salzburg Sigismund von Schrattenbach. But in December Sigismund died and it is not known whether the newcomer, Hieronymus von Colloredo, to whom the encomium was readdressed, appreciated the work of the restless young musician. However Mozart was granted another trip to Italy, his third.

<i>Il sogno di Scipione</i> © Michele Crosera
Il sogno di Scipione
© Michele Crosera

Il sogno di Scipione is a work of circumstance, based on a libretto by Pietro Metastasio taken from Cicero's Somnium Scipionis. The reference to Roman history is the metaphorical tribute to the new prince. Constance and Fortuna appear in a dream to Scipio Aemilianus (the destroyer of Carthage): he must choose which of them should be his guide and protector. The first deity introduces his ancestors who live in the Elysian Fields: the adopted ancestor Publius and the natural father Aemilius, who speak to him of the immortality of the soul, of the rewards reserved to the righteous, of the inadequacy of earthly things, of the importance of his historical mission. Scipio therefore chooses the favours of the goddess Constance, but Fortune unleashes her anger with thunder and lightning and betrays her true nature of Fury. Upon awakening, Scipio confirms his steady loyalty to the chosen path.

The opening sinfonia would become, with the addition of a finale, Mozart's Symphony K161 in D major. The Italian taste of the composer is evident in the ten solo arias that make up the work, together with two choruses. The model is the Italian opera seria: long arias with da capo, here shortened, florid cadenzas and short recitatives. Three sopranos and three tenors express a catalogue of "affections" in musical numbers full of coloratura and virtuosic effects that are already 100% Mozart despite the young age of the composer.

<i>Il sogno di Scipione</i> © Michele Crosera
Il sogno di Scipione
© Michele Crosera

The total absence of dramatic events of the story leads to an abstract and static representation that puts a strain on those who want to put it on stage, and in modern times only one is recorded: Vicenza in 1984. Now, on the stage of Teatro Malibran – in Mozart's day the Teatro San Giovanni – the director Elena Barbalich takes care as tutor of the students of set design and costume of the Academy of Fine Arts in Venice.

The beautiful painted curtain of the theatre rises slowly on a bare stage rich in precious details: the background of Scipio's bed is a golden circle that will later represent the sun, transparent plastic strips give a dreamy tone while the young students in the show act as elegantly dressed extra and mimes. The choir sing from the orchestra pit. The goddesses initially wear classical costumes, long dresses and wings, then become true women while the protagonist passes from the contemplation of the harmony of the spheres to the awareness of the precariousness of life. Posing as a leader ascending to power, Scipio is first raised up by the crowd and eventually destroyed by them. The parable of power has been accomplished once again, according to the director who found this key for the dramaturgy of the work.

<i>Il sogno di Scipione</i> © Michele Crosera
Il sogno di Scipione
© Michele Crosera

With Federico Maria Sardelli's competent and lively conducting – he is an expert of this repertoire – six young singers bring to life the ten gems of Il sogno di Scipione. Three tenors of different timbre inact the male characters: in his three arias Giuseppe Valentino Buzza displays the generosity of his vocal means in delineating the character of the Scipio of the title; Emanuele D'Aguanno, Publius, stands up with his two arias full of arduous variations, while Luca Cervoni, Aemilius, even with only a single aria, succeeds in being admired for his beautiful timbre and gusto. Bernarda Bobro is Fortuna, who uses her seductive coloratura to gain the man herself, while Francesca Boncompagni (Costanza) is amazing in her only aria, introduced by a long recitativo. Here the waves of the orchestra seem to threaten the rock that, as it will be for Fiordiligi in Così fan tutte, withstands winds and storms. And it is to his performance that the greatest applause of the audience goes.


Il giovane Mozart torna a Venezia

Vicino al Ponte dei Barcaroli, nel sestiere di San Marco, al numero 1830, troviamo una lapide del 1971 che ricorda il soggiorno di Mozart quindicenne a Venezia duecento anni prima. I Mozart vi erano infatti giunti per il carnevale del 1771 e furono ospiti della famiglia Wider che aveva ben sei figlie, che il giovane Mozart chiamava le “perle” e sulle quali nelle sue lettere fece chiare allusioni erotiche. Pochi mesi dopo Mozart, tornava a Salisburgo per poi ripartire di nuovo per l'Italia dove iniziava la composizione di Il sogno di Scipione, una “festa teatrale” in un atto destinata a celebrare il cinquantesimo anniversario della consacrazione del principe-arcivescovo di Salisburgo Sigismund von Schrattenbach. Ma a dicembre questi moriva e non si sa se il nuovo arrivato, Hieronymus von Colloredo verso cui fu dirottato l'encomio, apprezzasse l'opera dell'irrequieto giovane musicista – comunque a Mozart fu concesso un altro viaggio in Italia, il terzo.

Il sogno di Scipione è un lavoro di circostanza, su libretto di Pietro Metastasio tratto dal Somnium Scipionis di Cicerone (De re publica, libro VI). Il richiamo alla storia romana è il metaforico omaggio dovuto al nuovo principe: la Costanza e la Fortuna appaiono in sogno a Scipione Emiliano (il distruttore di Cartagine) affinché scelga quale di esse dovrà essere la sua guida e protettrice. La prima divinità gli presenta gli avi che abitano i Campi Elisi: l'avo adottivo Publio e il padre naturale Emilio, che gli parlano dell'immortalità dell'anima, delle ricompense riservate ai giusti, della pochezza delle cose terrene, dell'importanza della sua missione storica. Scipione sceglie dunque i favori della dea Costanza, ma la Fortuna si scatena con tuoni e lampi e tradisce la sua vera natura di Furia. Al risveglio Scipione conferma i suoi determinati propositi di fedeltà alla via prescelta.

La sinfonia d'apertura in due tempi, con l'aggiunta di un finale, diventerà una pagina a sé stante, la Sinfonia K161 in Re maggiore. Il gusto italiano del compositore si evidenzia nelle dieci arie puramente solistiche che compongono il lavoro assieme a due cori. Il modello è quello dell'opera seria italiana: lunghe arie con da capo, qui raccorciato, floride cadenze, brevi recitativi. Tre soprani e tre tenori esprimono un catalogo di “affetti” in pezzi ricchi di fioriture ed effetti virtuosistici che sono già Mozart al 100% malgrado la giovane età del compositore.

La totale adrammaticità della storia porta a una rappresentazione astratta e statica che mette a dura prova chi volesse metterla in scena, e infatti in tempi moderni se ne conta una sola, a Vicenza nel 1984. Ora sulle tavole del Teatro Malibran – ai tempi di Mozart Teatro San Giovanni– si cimenta la regista Elena Barbalich, tutor del gruppo della scuola di scenografia e costume dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Il bellissimo sipario dipinto si alza lentamente su una scena spoglia ma ricca di particolari preziosi: lo sfondo del letto di Scipione è un cerchio dorato che poi rappresenterà il sole, strisce di plastica trasparente danno un tono onirico mentre i giovani studenti realizzatori dello spettacolo fungono da figuranti elegantemente vestiti. Il coro rimane in buca. Le dee inizialmente vestono costumi classici, abiti lunghi, ali, poi diventano vere donne mentre il protagonista passa dalla contemplazione dell'armonia delle sfere alla consapevolezza della precarietà della vita. Si atteggia a condottiero per ascendere al potere, viene prima innalzato dalla folla e alla fine dalla stessa distrutto. La parabola del potere si è compiuta ancora una volta ci dice la regista che ha trovato questa chiave di lettura per fornire una drammaturgia al lavoro.

Con la sapiente e vivace direzione musicale di Federico Maria Sardelli, un esperto di questo repertorio, sei giovani cantanti riportano in vita le dieci gemme del Sogno di Scipione. Tre tenori dal timbro diverso interpretano gli Scipioni della storia: nelle sue tre arie Giuseppe Valentino Buzza dimostra la generosità dei mezzi vocali nel delineare il carattere dello Scipione del titolo; Emanuele D’Aguanno, Publio, gli tiene testa con le sue due arie irte di difficoltà mentre Luca Cervoni, Emilio, anche se con un'unica aria riesce a farsi ammirare per il bel timbro e il gusto dell'espressione. Bernarda Bobro è Fortuna, che usa i suoi vocalizzi seducenti per guadagnare a sé l'uomo mentre quelli della Costanza di Francesca Boncompagni si caricano di minaccia nella sua unica aria introdotta da un lungo recitativo e in cui i marosi dell'orchestra sembrano abbattersi contro lo scoglio che, come sarà per Fiordiligi, resiste ai venti e alle tempeste. Ed è alla sua interpretazione che vanno gli applausi maggiori del pubblico che ha premiato con calore l'eccellente lavoro degli studenti e degli interpreti musicali.

****1