Presented a few months ago in Florence in concert, Rosmonda d'Inghilterra (Rosamund of England) has now moved to the stage in Donizetti's hometown, Bergamo, for its opera festival, in the theatre named after the composer himself. His final collaboration with librettist Felice Romani, Rosmonda's 1834 première in Florence met with such a tepid response that there was only one revival, eleven years later. Then the work disappeared from the repertoire, partly due to the success of Lucia di Lammermoor which followed within a year. In 1975 Rosmonda was performed in concert in London and in 1996 it was recorded with Renée Fleming in the title role.

Jessica Pratt (Rosmonda) © Gianfranco Rota | Fondazione Donizetti
Jessica Pratt (Rosmonda)
© Gianfranco Rota | Fondazione Donizetti

As in Maria Stuarda, the opera which immediately followed, here we have a clash between two women for the love of a powerful man, here King Henry II. The plot is based on a story from the 12th century about the relationship between Henry Plantagenet and Rosamond Clifford, daughter of the king's adviser, who is unaware that her lover is the King of England. This love affair causes the jealous fury of Queen Eleanor of Aquitaine. The king wants to break his conjugal bond and this eventually leads to the queen stabbing her rival in a scene which abruptly ends the opera. The plot includes a page, Arturo, (here a mezzo en travesti) who is in love with Rosmonda too.

Even if this is not among Donizetti's most convincing operas, it nevertheless has valuable music and good dramatic development. The story is enveloped in a rich orchestration, with seductive arias, captivating ensembles and remarkable choruses. Indeed, Leonora's aria “Perché non ho del vento” sometimes replaced Lucia di Lammermoor's “Regnava nel silenzio” and this practice was fully accepted by the composer who in 1838 inserted this aria in the French edition of Lucie de Lammermoor.

Darío Schmunck (Enrico) and Eva Mei © Gianfranco Rota | Fondazione Donizetti
Darío Schmunck (Enrico) and Eva Mei
© Gianfranco Rota | Fondazione Donizetti

There are only five characters, but all of these can be considered main roles in Rosmonda. The names of the original interpreters of Rosmonda and Eleanora, Fanny Tacchinardi Persiani and Anna Del Serre, prove that these two roles should be assigned to first-class singers due to the complexity and difficulty of the vocal parts. With Jessica Pratt and Eva Mei we had two stars of the Italian bel canto who led a triumphant performance.

Jessica Pratt once again proved that she's perfectly at home in this repertoire. Her performance was impeccable, high notes reached with ease, her tone bright, legatos without equal. Rosmonda's role does not require a great psychological insight and perhaps this is why the Australian soprano seemed more convincing here than in the much more complex role of Rossini's Semiramide sung in Florence a few months ago.

Not even Leonora's character has a great depth, other than being focused on vengeful fury, but Eva Mei was able to excite the audience with her brilliant performance. Equally effective were Nicola Ulivieri (Clifford) and Raffaella Lupinacci (the page Arturo).

The one change of cast from Florence was that Henry (a role created by legendary tenor Luigi Duprez), was sung by Argentine tenor Dario Schmunck, replacing the glorious Michael Spyres. Schmunck's timbre is pleasant, but very thin and inadequate to the demands of bel canto. His Enrico proved scenically dull.

Sebastiano Rolli conducted without a score. His love for this music was palpable, his reading bright and his support to the singers excellent. The chorus was remarkable for its vocal quality and stage presence.

Darío Schmunck (Enrico) and Chorus © Gianfranco Rota | Fondazione Donizetti
Darío Schmunck (Enrico) and Chorus
© Gianfranco Rota | Fondazione Donizetti

The staging of this Rosmonda is by the director Paola Rota, who does an acceptable job, even if she doesn't bother much with the singers' acting, focusing on the chorus instead, here formed by eavesdropping courtiers in modern dress and heavy make-up. Nicolas Bovey's scenery is simple: two parallel sliding walls form the various environments, while on stage there are a chair and a table, nothing else. Everything is strictly in black, like Leonora's clothes. Massimo Cantini's costumes are ornate and rich, but he also provides incongruous umbrellas for the choir in the first act. Bovey is the author of the effective lighting design too.

The performance ended with a huge success and a riot of cheers for Pratt, Mei and the conductor. Let's hope that this comeback will bring this unfamiliar title by Donizetti on the billboards. Rosmonda deserves it.

 

 

Rosmonda d'Inghilterra viene fatta rivivere al Donizetti di Bergamo

Proposta pochi mesi fa a Firenze in forma concertistica, Rosmonda d'Inghilterra viene ora allestita in forma scenica, quasi con lo stesso cast, nell'ambito del Festival Donizetti Opera e nel teatro intitolato al compositore dalla sua città natale, Bergamo.

Ultima collaborazione di Gaetano Donizetti con il librettista Felice Romani, l'opera ebbe la prima a Firenze nel 1834 con scarso successo, tanto che ci fu una sola ripresa undici anni dopo, prima che l'opera scomparisse dal repertorio, anche a causa del successo della Lucia di Lammermoor di pochi mesi successiva. Nel 1975 Rosmonda fu eseguita a Londra in forma di concerto mentre nel 1996 ne uscì un'edizione discografica con Renée Fleming come protagonista titolare.

Come nella Maria Stuarda, l’opera susseguente, vi è uno scontro tra due donne per l'amore di un uomo potente, qui il re Enrico II. La vicenda è infatti basata su una storia del XII secolo degli amori di Enrico Plantageneto e Rosamond Clifford, figlia del consigliere del re, ignara che il suo amante sia il re d'Inghilterra – lo crede infatti il cavaliere Edegardo. La relazione attira il geloso furore della regina Eleonora d'Aquitania. Il re vuole addirittura rompere il legame con la moglie, la quale arriva ad uccidere la rivale in scena in un brusco finale. Nella storia si inserisce anche il paggio Arturo (qui un mezzosoprano en travesti), innamorato di Rosmonda.

Sebbene questa non sia tra le opere più convincenti di Donizetti, cionondimeno il lavoro ha pagine pregevoli e una discreta tenuta drammaturgica. La vicenda storica è immersa in una partitura ricca e un'orchestrazione di gran livello, con arie seducenti, pezzi d'insieme trascinanti e notevoli interventi corali. Infatti, l'aria di Leonora «Perché non ho del vento» all'epoca sostituiva talora «Regnava nel silenzio» nella Lucia di Lammermoor. Tale pratica venne pienamente accettata dal compositore, che nel 1838 inserì l'aria nell'edizione francese, Lucie de Lammermoor.

Solo cinque i personaggi, ma tutte prime parti quelle della Rosmonda. I nomi delle due interpreti originali di Rosmonda ed Eleanora, rispettivamente Fanny Tacchinardi Persiani e Anna Del Sere, testimoniano come nei due ruoli femminili debbano essere impegnate cantanti di prim'ordine per la complessità e la difficoltà vocale delle parti. Con Jessica Pratt e Eva Mei abbiamo due stelle del belcanto italiano che hanno portato a un caldo successo questo felice recupero.

Jessica Pratt dimostra ancora una volta di essere perfettamente a suo agio in questo repertorio: la sua interpretazione è impeccabile, gli acuti e i sopracuti raggiunti con facilità estrema, il timbro luminoso, i fiati e i legati impareggiabili. Il ruolo di Rosmonda non richiede una grande introspezione psicologica e forse è per questo che il soprano australiano è parsa qui più convincente che non nella parte, ben più complessa, della Semiramide rossiniana cantata a Firenze pochi mesi fa.

Neanche il personaggio di Leonora ha un grande spessore, chiusa com'è nella sua furia vendicativa, ma Eva Mei è riuscita a emozionare con la sua prestazione. Parimenti efficaci sono stati Nicola Ulivieri (Clifford) e Raffaella Lupinacci (il paggio Arturo).

Fin qui il cast è quello dell'esecuzione fiorentina. Unica eccezione è quella del ruolo di Enrico, originariamente affidato al Duprez, qui ricoperto dal tenore argentino Darío Schmunck, che ha sostituito il glorioso Michael Spyres. Voce dal timbro gradevole, ma di grana sottile e inadeguata alle esigenze belcantistiche. Il suo Enrico si è rivelato scenicamente scialbo e impacciato fin dalla sua prima apparizione.

Il maestro Sebastiano Rolli dirige l'orchestra senza partitura, tanta è stata la cura dedicata al lavoro. Fin dall'esecuzione fiorentina si è notato il suo amore per la musica di quest'opera che ha reso con brio e con un eccellente accompagnamento dei cantanti. Il coro si è distinto per qualità vocale e presenza scenica.

La messa in scena è affidata alla regista Paola Rota che fa un lavoro accettabile, senza curare però molto il lavoro attoriale dei cantanti, concentrandosi invece sul coro, qui formato da cortigiani impiccioni in abiti moderni e dal trucco pesante. La scenografia di Nicola Bovey è semplicissima: due pareti parallele semoventi definiscono i vari ambienti mentre in scena ci sono una sedia e un tavolo, nient'altro. Tutto è rigorosamente in total black, come gli abiti della furente Leonora. Elaborati i ricchi costumi d'epoca di Massimo Cantini che provvede di incongrui ombrelli i coristi nel primo atto. Lo stesso Bovey è autore dell'efficace gioco di luci.

Successo entusiastico da parte del pubblico accorso anche dall'estero, con un tripudio di acclamazioni per la Pratt, la Mei e il direttore d'orchestra. Chissà che questo ricupero non rimetta in cartellone questo titolo desueto del teatro donizettiano. Lo meriterebbe.