La Scala Opera Season ends with a world première by a living composer, the Sicilian Salvatore Sciarrino who, for the fourth time, presents one of his works in the Milanese theater. Co-produced with the Berlin Staatsoper, Ti vedo, ti sento, mi perdo (I See You, I Feel You, I Lose Myself) keeps alive the 70-year-old composer's fascination for Baroque art. As the subtitle "Waiting for Stradella" suggests, his fifteenth work for the stage takes its source of inspiration from the composer Alessandro Stradella (1639-1682). The same was for one of his previous works, Luci mie traditrici (Oh My Betraying Eyes, 1998) inspired by the life of another Italian composer, Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613). Both musicians share a tragic story: Gesualdo murdered his wife and her lover in a jealous rage while Stradella was stabbed by assassins hired by the husbands of his innumerable mistresses.

Laura Aikin (The Singer) © Brescia & Amisano | Teatro alla Scala
Laura Aikin (The Singer)
© Brescia & Amisano | Teatro alla Scala

The libretto, written in an erudite style, is by Sciarrino himself. The title, at least for the last two verbs, hints at the charming power of music, in particular Stradella's music. It is also the subject of the discussion between the Musician and the Writer who, as spectators in a Roman palace, attend rehearsals of a cantata for soprano, chorus and ensemble on the myth of Orpheus and the meaning of music. Ti vedo, ti sento, mi perdo is a backstage work, such as Donizetti's Le convenienze ed inconvenienze teatrali (Viva la mamma!), or Richard Strauss' Ariadne auf Naxos, and it unfolds on three different levels: that of the Musician and the Writer, that of the Female singer and the chorus performing the cantata, and that of the servants who scoff in acidic parody at their bosses for putting them in the first place. They are all waiting for Stradella, who has promised to bring a new solo piece. Instead the news of his death puts an end to the opera.

© Brescia & Amisano | Teatro alla Scala
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And three are the orchestras engaged in this work: in addition to the one in the pit, on stage there is a concertino and, hidden in stage-boxes, are others ready to supply more sounds to a score that is often on the verge of perceptiveness and that rarely grows up to big sound levels. Apart from the Female singer's arias, borrowing some of Stradella's music, we hear rare sounds from the orchestra: swooshes, trills, glissandos, and the frequent grumbling of a steel plate that evokes vaguely disturbing natural sounds. The particular style of the composer is based on an eclectic writing that recalls Middle Eastern music in the microtonal string passages, or a jazzy mood in the use of muted brass. The score is rich in quotations from Gesualdo, but from Chopin and Schubert too.

From a vocal point of view, the servants express themselves in a cheekbone chitchat and are all clearly typified: Minchiello is stuttering, Finocchio ends each sentence with a "Mmmh ..." and Solfetto inserts burps and hiccups into his singing. The serious characters use a monodic recitative full of tension-filled pauses when they swap from gossiping about Stradella to philosophical and aesthetic airings about music and its seductive powers.

© Brescia & Amisano | Teatro alla Scala
© Brescia & Amisano | Teatro alla Scala

The wizardry of Sciarrino's music meets the talents of the German director Jürgen Flimm's staging, here assisted by Gudrum Harmann. The scenery is by the gifted George Tsypin: the stage is multi-layered and includes ethereal painted screens to delineate the rehearsal area or work as a background for the soprano's performance. On the busy stage, one can discern incongrous characters (a ballerina in a tutu, a nun en travesti, clowns, Callot figures) that add a dreamlike, almost Felliniesque, style to the show thanks to Ursula Kudrna's suggestive costumes which freely span the 17th and the 18th centuries.

In the prestigious cast, Laura Aikin is the Female Singer. Her role is rich in demanding coloratura and lyricism, aptly performed, though her voice is occasionally a bit slender. Another sample of a bright artist is Charles Workman (the Musician) always elegant in his singing. He has in Otto Katzameier (the Writer) a convincing straight man, but everybody on stage is a first-rate performer.

The conductor Maxime Pascal, though young, proved great maturity in managing the three orchestras and the stage altogether. Despite the work's complexity, the audience's approval rewarded the performance. The composer looked rather pleased when he got on stage to get his share of generous applause.

 

 

La memoria del barocco: Ti vedo, ti sento, mi perdo di Sciarrino alla Scala

La stagione operistica della Scala termina con la prima mondiale di un compositore vivente, il siciliano Salvatore Sciarrino, che per la quarta volta presenta una sua opera nel teatro milanese. Coprodotto con la Staatsoper di Berlino, Ti vedo, ti sento, mi perdo continua la fascinazione dell'arte barocca subita dal musicista settantenne. Come dice il sottotitolo “In attesa di Stradella” questo suo 15esimo lavoro per la scena ha come fonte di ispirazione il compositore Alessandro Stradella (1639-1682). Così era stato anche per una delle sue opere precedenti, Luci mie traditrici (Oh My Betraying Eyes, 1998) ispirata alla vita di un altro compositore italiano, Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613). Entrambi i musicisti sono accomunati da una vicenda tragica: Gesualdo assassinò la moglie e l'amante per gelosia, Stradella fu pugnalato da sicari mandati dai mariti delle sue innumerevoli amorose.

Il libretto, scritto in un dotto stile barocco, è dello stesso Sciarrino e il titolo si riferisce, per lo meno per i due ultimi verbi, alla fascinazione della musica, in particolare la musica di Stradella. È anche oggetto dei discorsi del Musico e del Letterato che, come spettatori, assistono in un salone di un palazzo romano alle prove di una cantata per soprano, coro e strumenti sul mito di Orfeo e sul significato della musica. Ti vedo, ti sento, mi perdo infatti è una backstage opera, come Le convenienze ed inconvenienze teatrali di Donizetti, o come l'Arianna a Nasso di Richard Strauss e si sviluppa su tre piani: quello del Musico e del Letterato, della Cantatrice e del coro che provano la cantata e infine quello dei servi che spettegolano sui padroni e ne fanno un'acida parodia. Tutti sono in attesa di Stradella che ha promesso di portare una nuova aria, ma alla fine arriverà invece la notizia della sua morte.

E tre sono anche le orchestre impegnate: oltre a quella in buca, in scena c'è un concertino e nascosti nei palchi di proscenio altri strumenti propongono i suoni di una partitura ai confini della percettibilità e che solo raramente si addensa in compatti livelli sonori. A parte le arie della Cantatrice, che prendono a prestito le musiche dello stesso Stradella, dalle orchestre salgono suoni rarefatti, fruscii, trilli, glissandi, accompagnati dal frequente brontolio di una lastra d'acciaio che evoca suoni naturali vagamente inquietanti. Il particolare stile del compositore si evidenzia in una scrittura eclettica che richiama la musica mediorientale nei microtoni degli archi o colori jazzistici nell'uso della sordina degli ottoni, ed è ricca di citazioni in cui si possono scoprire Gesualdo, ma anche Chopin e Schubert.

Dal punto di vista vocale i servi si esprimono in un cicaleccio da opera buffa e sono tutti nettamente caratterizzati: Minchiello è balbuziente, Finocchio termina ogni frase con un «Mmmh...» e Solfetto costella il canto di rutti e singulti. E infine i personaggi seri, che usano un recitativo cantato ricco di pause cariche di tensione, quando ai pettegolezzi su Stradella alternano esternazioni filosofiche ed estetiche sulla musica e sui suoi suoi poteri seduttivi.

Alla magia della musica di Sciarrino si accompagna la magia dell'allestimento del regista tedesco Jürgen Flimm, qui adiuvato da Gudrum Harmann, e dalla poetica scenografia del grande George Tsypin: la scena è a più livelli con eterei teli dipinti che calano a delimitare l'area della prova e a fare da fondo alle esibizioni canore del soprano. Nella confusione della scena in allestimento si nota la presenza di personaggi strani o incongrui (una ballerina in tutù, una suora en travesti, clown, figure alla Callot...) che danno allo spettacolo un tono onirico e quasi felliniano con i bei costuni di Ursula Kudrna che spaziano liberamente tra Seicento e Settecento.

Cast prestigioso quello impiegato dal teatro milanese: le agilità e le malinconie della Cantatrice sono affidate alla forte personalità di Laura Aikin, ma dalla voce che si preferirebbe meno esile. Un altro esempio di bella vocalità è quella di Charles Workman (il Musico) dalla sempre elegante espressione. Gli fa da efficace spalla il Letterato di Otto Katzameier, ma anche tutti gli altri sono vocalmente di ottimo livello e di grande disinvoltura in scena. Con il suo viso poco più di adolescente il direttore Maxime Pascal dimostra grande maturità nel gestire le tre orchestre e la scena e il favore del pubblico ha premiato uno spettacolo accolto con molto apprezzamento nonostante la difficoltà di ricezione. Ne è parso molto soddisfatto il compositore, salito sul palco a ricevere i copiosi applausi.