Exactly fifty years separate these two compositions, 1909 and 1959 respectively, but the two female characters could not be more different: one, in Il segreto di Susanna, seeks emancipation by smoking, a man's bad habit; the other, in La voix humaine, cannot emancipate herself from her man and is prey to desperation, abandoned by her beloved. Two different variations of the female universe: the first at the beginning of the century and now utterly outdated, the second more striking with its relevant concerns about attitudes towards women highlighted in the press.

Anna Caterina Antonacci (Susanna) and Bruno Danjoux (Servant) © Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino
Anna Caterina Antonacci (Susanna) and Bruno Danjoux (Servant)
© Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino

Having as a prototype La serva padrona, with which it is sometimes paired, Susanna's Secret is Ermanno Wolf-Ferrari's sixth work. The composer was born in Venice to a German father and an Italian mother from whom he took their respective surnames and he split his career between his hometown and Munich. This fine-tuned chamber music jewel debuted in the Bavarian capital in German as Susannes Geheimnis and since then it has been the most performed work of a composer whose style remains far away from both the contemporary atonal experiences of the Viennese School and from the Verismo which dominated in the Italian musical theatre.

As in Pergolesi's intermezzo, here too we have a couple: two aristocratic newlyweds, Count Gil and Countess Susanna (the wink to Mozart is certainly not unwanted). Even a mute servant is present, who has a pivotal part in the action. The same domestic quarrels, outbursts of rage, misunderstandings and inevitable final reconciliation form the feeble plot of this tiny opera. The subject, that at the beginning of the 20th century was telling of the first feminist claims, is much less relevant in 2018.

Vittorio Prato (Count Gil) and Anna Caterina Antonacci (Countess Susanna) © Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino
Vittorio Prato (Count Gil) and Anna Caterina Antonacci (Countess Susanna)
© Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino

The production now at Teatro Regio di Torino was created at the Opéra Comique in Paris in 2013. Ludovic Lagarde's staging is bland and Antoine Vasseur's scenery – a completely white modern, minimalist environment washed by Sébastian Michaud's coloured lights – doesn't help to make the plot more plausible. The director makes the mistake of immediately unveiling the woman's "secret", showing her from the very beginning addicted to cigarettes supplied by the over-zealous servant. The whole performance was thus transformed into an exaltation of tabagism, while in the music the message is much subtler and is delivered to a delicate chromatic theme that passes from the flute to the violin to the clarinet suggesting the spiralling smoke that rises from Madame's forbidden cigarette.

Conducting the resident orchestra, Diego Matheuz counterbalanced the "German" instrumental preciousness with the melodious Italian bel canto of the score: themes that anticipate Zerbinetta's theme in Richard Strauss' Ariadne auf Naxos act in sequence with lyrical outbursts that would not be displeasing to Puccini. On stage, together with actor Bruno Danjoux, the servant Sante whose interventions are peppered of a light humor, there were Vittorio Prato, who lent his beautiful light baritone timbre to the jealous husband with a sensitive smell for smoke, and Anna Caterina Antonacci, whose vocal presence was a bit too prominent for the wife, traditionally a light soprano role.

Anna Caterina Antonacci (Elle) © Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino
Anna Caterina Antonacci (Elle)
© Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino

Antonacci is much more credible in Francis Poulenc's tragédie lyrique in one act based on Jean Cocteau's text, the signature role of the greatest actresses of the last century – just two names: Ingrid Bergman and Anna Magnani – in theatres, at the movies and in opera houses, starting with soprano Denise Duval who created the operatic character in Paris. Antonacci has sung this role in many different productions.

Lagarde's work also proves to be much more convincing in this second work. As the curtain rises after the intermission, we are in the same environment as before, but now it is flooded with white lights, and it's rotating, so you can follow the comings and goings of Elle, here obviously on a modern cordless, from one room to another of her apartment, the bedroom dominated by a refrigerator filled to the brim with bottles of mineral water(!), the bathroom with water flowing inside a bath that never fills, the living room. On the walls there are large video-paintings showing details of female eyes streaked with tears.

Anna Caterina Antonacci (Elle) © Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino
Anna Caterina Antonacci (Elle)
© Rammella & Giannese/Piva | Teatro Regio Torino

Antonacci's performance once again proved skilful: the music seems to come from the words themselves, articulated with an identification and an expressiveness that never alters the perfect diction of her French, while Matheuz' orchestra masterfully delivers this succession of cleverly measured breaks and outbursts of despair alternating with declarations of love. The Turin audience responded warmly to the performance of the singers and of the director, who were joined by Vittorio Prato and Bruno Danjoux in the final curtain calls.

 

Della condizione femminile in due atti unici del '900 

Esattamente cinquant'anni separano queste due composizioni, 1909 e 1959 le date dei rispettivi debutti. I due personaggi femminili sono donne che più diverse non potrebbero essere: una, quella di Il segreto di Susanna, cerca l'emancipazione nel fumo, vizio principalmente maschile; l'altra, quella di La voix humaine, dall'uomo non riesce invece a emanciparsi ed è preda della disperazione per l'abbandono dell'amato. Due diverse declinazioni dell'universo femminile: la prima, quella di inizio secolo è del tutto inattuale, la seconda, quella di Poulenc, una sua attualità invece ce l'ha, con i casi di violenze sulle donne che costellano la nostra cronaca. 

Avendo a modello La serva padrona, con cui infatti è talora abbinata, Il segreto di Susanna è la sesta opera di Ermanno Wolf-Ferrari, compositore nato a Venezia da padre tedesco e madre italiana dai quali ha preso i rispettivi cognomi e che ha diviso la sua carriera tra la città natale e Monaco di Baviera. Gioiello di teatro da camera dalla raffinata partitura, fu presentato nella capitale bavarese in tedesco come Susannes Geheimnis e da allora è il lavoro più eseguito di un compositore il cui stile rimane lontano sia dalle coeve esperienze atonali della scuola di Vienna sia dal dominante Verismo del teatro musicale italiano dell'epoca.

Come nell'intermezzo di Pergolesi, anche qui c'è una coppia maschio-femmina, due sposini: lui è il conte Gil e lei è la contessa Susanna (la strizzata d'occhio a Mozart non è certo non voluta). A questi si aggiunge un servitore muto che ha una parte determinante nell'azione. Gli stessi litigi domestici, scoppi d'ira, fraintendimenti e l'immancabile riappacificazine finale formano l'esile trama dell'operina. La vicenda aveva un significato a inizio secolo con le prime rivendicazioni femministe, ma risulta meno rilevante nel 2018. 

Lo spettacolo, ora al Regio di Torino, era stato creato all'Opéra Comique di Parigi nel 2013. Peggiora le cose l'ambientazione al giorno d'oggi scelta dal regista Ludovic Lagarde, con le scene di Antoine Vasseur: un ambiente moderno e minimalista tutto bianco ma colorato dalle luci di Sébastian Michaud. Il regista fa poi l'errore di svelare il “segreto” della donna, mostrandocela fin da subito attaccata alle sigarette fornite dal troppo zelante servitore. Tutta la performance si trasforma così in una specie di esaltazione del tabagismo, mentre in musica il messaggio è molto più leggero e a un certo momento affidato a un delicato tema cromatico che passa dal flauto al violino al clarinetto per alludere alle volute di fumo che si innalzano dalla proibita sigaretta di madame. 

Alla direzione dell'orchestra del teatro il giovane Diego Matheuz mette in evidenza l'equilibrio tra la preziosità strumentale “tedesca” e la melodicità del belcanto italiano presente nella partitura: temi che anticipano il tema di Zerbinetta nella Ariadne auf Naxos di Richard Strauss si alternano a volate liriche che non sarebbero dispiaciute a Puccini. In scena assieme all'attore Bruno Danjoux, il domestico Sante, con i suoi interventi sul filo dell'umorismo, ci sono Vittorio Prato, baritono dal bel timbro chiaro, che presta la voce al marito geloso ma dall'olfatto sensibile, e Anna Caterina Antonacci, dalla presenza vocale fin troppo importante per la mogliettina in ambasce, per tradizione soprano leggero.

La stessa Antonacci è molto più credibile nella tragédie lyrique in un atto di Francis Poulenc, opera sul testo di Cocteau che è stato il cavallo di battaglia delle più grandi attrici del secolo scorso nel teatro di prosa – giusto per fare due nomi: Ingrid Bergman e Anna Magnani –, al cinema e sulle scene dell'opera lirica a partire dal soprano Denise Duval che creò il personaggio a Parigi. L'Antonacci da tempo ha scelto questo ruolo che ha portato in giro per il mondo in produzioni diverse.

Anche il lavoro di Lagarde si dimostra molto più convicente in questa seconda parte. Dopo l'intervallo, all'apertura di sipario siamo nello stesso ambiente di prima, però inondato da luci bianche, e rotante, così da poter seguire gli andirivieni di Elle al telefono, qui ovviamente un moderno cordless, da una camera all'altra del suo appartamento: la camera da letto dominata da un frigorifero pieno solo di bottiglie di acqua minerale (!), il bagno con l'acqua che scorre dentro una vasca che non si riempie mai, il soggiorno. Alle pareti grandi video-quadri mostrano dettagli di occhi femminili rigati dalle lacrime. 

La performance della Antonacci si dimostra ancora una volta come un riuscito esercizio di bravura: la musicalità sembra uscire dalle parole stesse, articolate con un'immedesimazione e un'espressività che non alterano mai la perfetta dizione del suo francese mentre l'orchestra di Matheuz asseconda magistralmente questa successione abilmente dosata di pause e scoppi di disperazione alternati a momenti di struggente abbandono. Il pubblico torinese ha risposto con calore alla performance della cantante e del direttore a cui si sono uniti il baritono Vittorio Prato e l'attore Bruno Danjoux negli applausi finali.

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