Three days after the Teatro alla Scala, Roman socialites put on their evening dresses and tuxedos for the opening of their opera season, a social event that nevertheless does not match the frenzy of the Milan prima. This year the Opera di Roma opened with Les Vêpres siciliennes, in the original French version which is not frequently seen in Italian houses.

Roberto Frontali (Montfort) and John Osborn (Henri) © Yasuko Kageyama | Opera di Roma
Roberto Frontali (Montfort) and John Osborn (Henri)
© Yasuko Kageyama | Opera di Roma

Verdi lived in an environment influenced by French culture, drawing inspiration for many of his works from the French theatre and in the Grand Opéra he saw the chance to breathe new life into Italian opera. His thirty trips to Paris testify to this commitment. Verdi arrived in the French capital the first time in 1847 for Jérusalem, a French re-elaboration of I Lombardi. In 1855 he returned for a new work, Les Vêpres siciliennes, his first project for "la grande boutique", as Verdi called the Paris Opéra. It arrived in Italy a few months later but, due to censorship, under another title with the plot set in Portugal: Scribe's original text was considered too patriotic. Only much later was I vespri siciliani staged in the correct translation.

John Osborn (Henri), Roberto Frontali (Montfort) and Roberta Mantegna (Hélène) © Yasuko Kageyama | Opera di Roma
John Osborn (Henri), Roberto Frontali (Montfort) and Roberta Mantegna (Hélène)
© Yasuko Kageyama | Opera di Roma

The current production is in the hands of Daniele Gatti, the new Musical Director of Opera di Rome, who delivered the score in all its splendour: the orchestration of Vêpres is much more elaborate than those of Verdi's previous operas and the five acts include ensembles and choral numbers of great complexity, masterfully performed by the conductor and his orchestra. The dark mood of the plot was evident from the first notes of the overture, a quasi-symphonic poem where many of the themes that will be later heard are exposed: a striking summary of the whole story. Here, Gatti boosted the colours and the variety of instrumental timbres. Later he did the same for the picturesque Tarantella in Act 2 and the Boléro in Act 5.

Roberta Mantegna (Hélène) © Yasuko Kageyama | Opera di Roma
Roberta Mantegna (Hélène)
© Yasuko Kageyama | Opera di Roma

Three of the four main roles are male in this opera, tenor, baritone and bass. As Henri, the Sicilian rebel who discovers he is the son of the ruthless French governor, John Osborn embodied the young man struggling between opposing feelings. Even in the most dramatic moments his dazzling voice maintained an impeccable and elegant style. A moment of fierce poignancy was the duet with his father, here Roberto Frontali, who performed with a self-control that made his role even more effective. The progress from inflexible tyrant to loving father was portrayed with great finesse. Procida is a much more rigid role, since hate and desire for revenge are his only motivations, but Michele Pertusi managed to make the character theatrically memorable with a surprising vocal authoritativeness and imposing stage presence. Crushed between these men, Hélène's personality made her mark thanks to the potent pages Verdi wrote for her and to the vocal prowess exhibited by Roberta Mantegna. In her entrance in Act 1, soon becoming an implicit invitation to the rebellion, the temperament of the Sicilian soprano was evident. Only just a little more volume would have made her even more convincing. Her timbre and pleasant vibrato were admirable in her boléro, here deprived of any feeling of happiness according to Argentinian director Valentina Carrasco who underlines the violence of power over the weak, especially women.

Ballet, <i>Les Vêpres siciliennes</i> © Yasuko Kageyama | Opera di Roma
Ballet, Les Vêpres siciliennes
© Yasuko Kageyama | Opera di Roma

The setting was transferred from 1282 to the present day, with Luis F Carvalho's modern costumes and Peter van Praet's effective lighting. Richard Peduzzi's sets were not convincing, consisting of anonymous grey moving monoliths. And grey was the colour of Carrasco's direction, her determination on the issue of violence against women always too evident. On the other hand, the director positively dealt with the inevitable problem of the third act ballet. A moment of diversion from the drama, it is often a divertissement totally disconnected from the plot. Here Verdi and his librettists inserted the ballet as a spectacle at the governor's party, but in Carrasco's modern staging a classical ballet would have made no sense. On the other hand, it would also have been a pity to deprive the audience of Verdi's beautiful ballet score. Thus, here we had the outraged brides of Act 1 returning to the stage, washing themselves and fooling around with buckets of water – the only joyful moment of the story and it connected to the dance that followed with perfect dramatic logic. However, this was not appreciated by some in the audience, who would have preferred a ballet en pointe.


Il Verdi francese apre la stagione dell'Opera di Roma

Tre giorni dopo l'inaugurazione della stagione del Teatro alla Scala, anche a Roma si sfoggiano abiti da sera e smoking per l'apertura del suo teatro, un'occasione mondana che però non raggiunge la frenesia che pervade Milano il 7 dicembre. L'Opera di Roma apre con un titolo non tra i più popolari di Verdi e per di più nell'edizione originale francese, Les Vêpres siciliennes, versione non frequente nei teatri italiani.

Vissuto in un ambiente influenzato dalla cultura francese, il compositore ha tratto dal teatro francese ispirazione per molte sue opere e nel grand-opéra Verdi aveva visto la possibilità di svecchiare il melodramma italiano. I suoi trenta viaggi a Parigi testimoniano questa sua intenzione.

Verdi era andato una prima volta nella capitale francese nel 1847 per l'allestimento della Jérusalem (rielaborazione in chiave di grand-opéra de I Lombardi alla prima Crociata) e nel 1855 ci era ritornato per una nuova produzione, Les Vêpres siciliennes appunto, primo di un progetto per “la grande boutique”, così Verdi chiamava l'Opéra di Parigi. In Italia il lavoro giungerà pochi mesi dopo, ma a causa della censura verrà rappresentato in una versione italiana con altro titolo e con la vicenda ambientata in Portogallo: il soggetto originale di Scribe era stato considerato troppo patriottico dalla censura. Solo più tardi fu accettato nella versione correttamente tradotta I vespri siciliani.

La produzione romana mette in campo Daniele Gatti, nuovo direttore musicale del teatro, che legge la partitura in tutta la sua magnificenza: l'orchestrazione dei Vêpres è molto più elaborata di quella delle precedenti opere di Verdi e la forma, dilatata a cinque atti, comprende pezzi di assieme e numeri corali di grande complessità, qui magistralmente risolte. Il tono scuro della vicenda è evidenziato dal direttore fin dalle prime note della sinfonia, quasi un poema sinfonico in cui vengono esposti molti dei temi che saranno ascoltati nei momenti cruciali dell'opera: una sintesi drammatica dell'intera vicenda. Qui Gatti esalta i colori e la varietà dei timbri strumentali come farà in seguito nei pezzi pittoreschi della tarantella del secondo atto e della siciliana/bolero del quinto.

Tre dei quattro interpreti principali sono maschi in quest'opera, un tenore, un baritono e un basso. Nella parte di Henri, il siciliano ribelle che scopre di essere figlio dello spietato governatore francese, John Osborn incanta con una voce sempre duttile nel sottolineare gli opposti sentimenti che animano il giovane. Anche nei momenti più drammatici il cantante americano mantiene uno stile e un'eleganza ineccepibili. Un momento di grandissimo pathos è il suo duetto con il padre, qui un Roberto Frontali che recita con un'asciuttezza che rende ancora più efficace la parte. Il passaggio da inflessibile tiranno a quello di padre amorevole che ha ritrovato il figlio viene delineato con molta sensibilità. Quella di Procida è invece una parte molto più monolitica, essendo l'odio e il desiderio di vendetta gli unici motori delle sue azioni, ma Michele Pertusi riesce comunque a rendere memorabile il personaggio con una sorprendente autorevolezza vocale e una presenza scenica imponente. Schiacciata tra tanti uomini la figura di Hélène riesce ad emergere grazie alle vigorose pagine che Verdi scrive per lei e alla autorità vocale di Roberta Mantegna. Nel suo intervento del primo atto, che diventa un sottinteso invito alla ribellione, si evidenzia il temperamento del soprano palermitano, a cui manca solo appena un po' più di volume per essere ancora più convincente. Il timbro, le agilità e il piacevole vibrato sono messi in evidenza anche nel bolero dell'ultimo atto che in questo allestimento perde qualsiasi connotato di felicità per sottostare alla lettura della regista argentina Valentina Carrasco, che della vicenda sottolinea la violenza del potere sui deboli, soprattutto le donne.

L'ambientazione passa dal 1282 della dominazione francese ai giorni nostri, con i vestiti moderni di Luis F Carvalho e l'efficace gioco luci di Peter van Praet. Non sono invece convincenti le scenografie di Richard Peduzzi, consistenti in anonimi grigi volumi semoventi. Grigia è anche la regia della Carrasco, che insiste troppo sul tema della violenza sulle donne. La regista risolve invece il problema del balletto, immancabile al terzo atto in un grand-opéra. Momento di distrazione dal dramma, spesso si tratta di un divertissement del tutto avulso dalla trama dell'opera. Qui Verdi e i librettisti hanno inserito i ballabili all'interno della festa nel palazzo del governatore, ma nella moderna lettura della Carrasco un balletto classico non avrebbe avuto senso. Però sarebbe stato anche un peccato privarsi delle bellissime pagine scritte dal compositore. Ecco allora le spose oltraggiate del primo atto che ritornano e si lavano in scena, scherzando con l'acqua nei secchi, unico momento gioioso nella tragedia della vicenda. La pantomima si collega al ballo che segue con perfetta logica drammatica. Questo però non è piaciuto a parte del pubblico che avrebbe preferito un balletto sulle punte.

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