The tenor is in love with the soprano, but the bass, the girl's father, stands in their way. After countless vicissitudes (including kidnappings, sieges, thefts, concealment and ambushes) the two lovers finally fulfil their dream. Does this sound familiar? This conventional model, on which many operas are based, is applied by the librettists Mélesville and Eugène Scribe, to the Persian tale Ali Baba and the Forty Thieves. Only a few elements of the original Arabian Nights plot are retained: the treasure cave and the magic phrase “Open Sesame!” to gain access to it.

Francesca Manzo (Delia), Riccardo Della Sciucca (Nadir) and Chuan Wang (Calaf) © Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Francesca Manzo (Delia), Riccardo Della Sciucca (Nadir) and Chuan Wang (Calaf)
© Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala

Alì Babà here is a rich merchant, not the poor woodcutter of the original tale, and the cave is not discovered by him, but by the young Nadir, who is in love with Delia, Ali Baba's daughter. Entirely made up is the character of Aboul Hassan, customs officer, chosen by the old father as his daughter's groom in order to hide forty sacks of illegally acquired coffee.

Presented in Paris in 1833, Ali Baba ou Les quarante voleurs is Luigi Cherubini's last opera. An Italian composer, he had chosen the French capital as his home from a young age. Here he had his triumphs, Lodoïska and Médée. In the whole, this work exhibited an out-of-date formula that explains its failure. Berlioz and Mendelssohn criticized it harshly and only in Germany did the work garner a limited following. There, his undisputed contrapuntist skills, evident in the concertati that conclude the four acts, were appreciated. 

Alexander Roslavets (Alì Babà) © Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Alexander Roslavets (Alì Babà)
© Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala

The present production at Teatro alla Scala takes place 55 years after the last performance (1963) there. The occasion is linked to a project that, for the third year, entrusts the Academy's young pupils in the hands of renowned directors and conductors for a period of time inconceivable with famed performers, for whom the rehearsals are inevitably limited in time. This attentive training is evident in the ease displayed by the young performers on the stage floor of the prestigious Milanese theatre. There are as many as 42 choristers, 65 instrumentalists and 23 dancers. There are 15 soloists and naming those of the first night would do wrong to those who take their turns in the following performances: they all worked hard and exhibited a vocal mastery that will surely be appreciated in other productions in the near future. Because of the presence of young people in their first experience, an Italian translation was used, a dull version that doesn't replicate the sparkling text of the French librettists.

<i>Ali Baba</i> at La Scala © Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Ali Baba at La Scala
© Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala

At the head of the instrumentalists, conductor Paolo Carignani managed to get the sounds and the right tempi of a score that, after the brilliant overture, is often limited to supporting the singers in their melodic lines without turning into a tune to remember. Yes, the wisdom of Cherubini's writing is admirable, but one remains indifferent to the plot and to the two-dimensional characters on stage. Ali Baba is not a grand-opéra, but has its own dances, here wittily cavorted by young, some very young, ballet students in Emanuela Tagliavia's choreography.

Liliana Cavani, who took care of the staging, has clearly expressed her intent to relate the story in a very linear fashion, without opting either for the comic nor for the fairy-tale tone. The result was a visual rendition without a backbone which, even if it nods to contemporary taste – the library in which the four main characters as students read the folk tale and have their first love skirmishes; the getaway in motor-scooter in the finale – fall back on outdated staging and scenery. It does not put to use some twists of the plot, such as the procession of slaves with the treasures stolen by Nadir, which could have given a more theatrical touch to the staging. Meanwhile the director trivialises other moments: why the need to show Delia having a footbath during her only true great aria? Also, one could have willingly done without the sight of the burnt corpses of the thieves during the cheerful and hurried conclusion.

 

L'Ali Baba di Cherubini ritorna alla Scala in una messa in scena per l'Accademia del teatro

Il tenore è innamorato del soprano, ma il basso, che è padre della bella, si oppone. Dopo innumerevoli peripezie (tra cui rapimenti, assedi, furti, nascondimenti, agguati) gli innamorati potranno finalmente coronare il loro sogno d'amore. Originale, vero? Questo modello convenzionale, su cui si basa la maggior parte delle opere liriche, viene applicato dai librettisti Mélesville ed Eugène Scribe alla omonima fiaba Ali Baba ou Les quarante voleurs. Solo alcuni degli elementi vengono però preservati: la grotta del tesoro e la formula per accedervi («Apriti Sesamo!»). Alì Babà qui è un ricco negoziante, non il povero taglialegna del racconto originale, e la grotta non viene scoperta da lui, bensì dal giovane Nadir, amante di Delia e figlia di Alì Babà. Del tutto inventato è il personaggio di Aboul Hassan, il capo della dogana, cui il padre vorrebbe destinare la figlia per non correre il rischio che il doganiere scopra i quaranta sacchi di caffè illegalmente acquisiti.

Presentata a Parigi nel 1833, Ali Baba ou Les quarante voleurs è l'ultima opera per il teatro scritta da Luigi Cherubini, compositore italiano che aveva scelto la capitale francese fin da giovane. Qui aveva avuto i suoi successi, Lodoïska e soprattutto Médée. Nell'insieme l'opera denuncia una inattualità per la sua epoca che la condannò all'insuccesso: Berlioz e Mendelssohn la criticarono aspramente e solo in Germania il lavoro ebbe un certo seguito, anche se limitato. Lì infatti veniva apprezzata l'indubbia abilità contrappuntistica del maestro italiano, evidente nei concertati che concludono i quattro atti in cui è distribuita l'opera dopo un prologo.

La proposta del Teatro alla Scala avviene a 55 anni dalla ripresa moderna nello stesso teatro e l'occasione è l'opportunità di far esibire l’orchestra, il coro e i solisti dell’Accademia del teatro assieme agli allievi della scuola di ballo. Un progetto che per il terzo anno affida dei giovani nelle mani di un regista e di un direttore rinomati per un lasso di tempo che è del tutto impensabile ottenere con interpreti affermati, per i quali le prove sono necessariamente limitate nel tempo. E questa lunga preparazione è evidente nella spigliatezza con cui i giovani interpreti calcano la scena del prestigioso teatro milanese, ben 15 solisti di canto. Nominare quelli che hanno partecipato all'esecuzione del 1 settembre farebbe un torto a quelli che si alternano nelle altre recite, visto che tutti quanti in egual misura si sono fortemente impegnati e tutti esibiscono doti canore che verranno sicuramente apprezzate nel prossimo futuro in altri allestimenti. Proprio per la presenza di giovani alla loro prima grande esperienza, si è optato per la versione in italiano, già utilizzata allora, piuttosto scadente però, che rende prosaico l'arguto testo dei due librettisti francesi.

Alla testa degli strumentisti e del coro dell'Accademia, Paolo Carignani è riuscito nell'impresa di ottenere i suoni e i tempi giusti di un'orchestrazione che dopo la brillante ouverture molto spesso si limita ad accompagnare i cantanti nel loro declamato melodico che non sfocia mai in un tema che entri nella memoria – e nel cuore. Si ammira sì la sapienza della scrittura, ma si rimane indifferenti alle vicende e ai personaggi senza spessore che si agitano in scena. Ali Baba non è un grand-opéra, ma ha i suoi balletti, qui argutamente risolti dalla coreografa Emanuela Tagliavia con i giovani, alcuni giovanissimi, allievi.

Liliana Cavani, che si è occupata della messa in scena, ha manifestao il suo intento di descrivere molto linearmente la vicenda senza optare né per il tono umoristico né per quello fiabesco. Ne è venuta fuori una lettura senza nerbo che anche se strizza l'occhio alla modernità – la biblioteca in cui i quattro personaggi principali, studenti, leggono la fiaba e hanno le prime schermaglie amorose, la fuga in motoretta del finale – ripiega su una tradizione ampiamente superata e per di più non coglie gli spunti spettacolari della vicenda, come ad esempio il corteo di schiavi con i tesori trafugati da Nadir – che poteva dare un tocco più teatrale alla rappresentazione, mentre ne banalizza altri. Che necessità c'era di far fare il pediluvio a Delia durante la sua unica vera grande aria? E anche della vista dei cadaveri bruciacchiati dei briganti si poteva fare volentieri a meno durante il festoso quanto affrettato finale.