In his epistolary novel Les Liaisons dangereuses (Dangerous Liaisons), Choderlos de Laclos gives an account of the libertine cynicism of the depraved French aristocracy in 1782, seven years before the storming of the Bastille. Two centuries later, the German playwright Heiner Müller rewrote the text by stressing its verbal defiance and making it a cruel game of sex and death between two characters, the Vicomte de Valmont and the Marquise de Merteuil, who eventually play the other two personas of the novel, Madame de Tourvel and the young Cécile de Volanges – hence the title of the piece, Quartett.

Robin Adams and Allison Cook in <i>Quartett</i> © Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Robin Adams and Allison Cook in Quartett
© Rudy Amisano | Teatro alla Scala

In April 2011 Luca Francesconi was commissioned to write an opera on Müller's text, staged at La Scala with the same title. The libretto is by the composer himself and is written in English, a single act divided into twelve scenes with a finale taken from Die Hamletmaschine, also by Müller, in which the female protagonist destroys her prison-house. The composer here exaggerates the claustrophobic dimension of the affair between the Marquise and the Vicomte engaged in dense dialogue. Their conversation is totally cerebral; feelings have no place between them, not even love. “Love is the domain of the servants. You consider me capable of such a vulgar impulse," says the Marquise, and later the Vicomte: "Let the mob copulate in the corners, their time is expensive." Here human relationships are played as a chess game following a shrewd war strategy: the Vicomte de Valmont has decided to conquer the very chaste Madame de Tourvel and he confides his project to the Marquise de Merteuil, his former lover and unbridled libertine, who drives him at a distance, forcing him to respect the libertine code and advising him first of all to conquer the timid Cécile de Volanges, just out of the convent and promised to a man on whom the Marquise wants to take revenge.

<i>Quartett</i> © Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Quartett
© Rudy Amisano | Teatro alla Scala

Now, after 76 performances in 17 theatres and seven different productions, Quartett returns to La Scala in the original staging by Àlex Ollé of La Fura dels Baus. As in Müller's play, the setting is not defined: “a living room before the French Revolution, a bunker after the Third World War”, reads the libretto. When the curtain rises we see Paris from a bird's eye perspective, then the view descends on the roofs and on the façade of a noble palace; finally it zooms in on a window and we enter a room. We will later discover it is a square box magically suspended in the void by almost invisible cables. In Alfons Flores' scenery, it is a prison cell, a doll's house where the two characters verbally tear themselves apart. In their dry hearts there is no space for feelings, for something that does not come directly from self-defence, they are totally disconnected from what happens outside in the world. In Franc Aleu's video, a wall hiding the crowd outside is seen crumbling. In Laclos' novel, the aristocrats are absorbed in their trivial gossiping and do not hear the cries of the hungry people outside; the director hints that even now, we do not hear the tumult of the rest of the world that claims its place in history.

The interpreters of the original production return and are masterful in their roles, mezzo Allison Cook as the Marquise de Merteuil and baritone Robin Adams as the Vicomte de Valmont. Both were amazing, their voices using all possible registers and techniques, from the passionate to the declamatory up to the coloratura, the male voice often climbing to falsetto when warbling in the role of the Marquise. The two characters must support a deliberately mannered acting ("The brutality of our conversation bores me. We should have our parts played by beasts."), their task is burdensome and demanding, ranging from the blasphemous to the obscene to the ironic, as when the two characters exchange their respective roles ("I think I could get used to being a woman," says Valmont in the part of the Marquise, and she comes out with "I wish I could.”).

Allison Cook and Robin Adams in <i>Quartett</i> © Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Allison Cook and Robin Adams in Quartett
© Rudy Amisano | Teatro alla Scala

The young Maxime Pascal, a regular at La Scala and a specialist in contemporary scores, skilfully handled the different levels of the work: a first internal level of chamber music that gives voice to the psychological aspects, a second intermediate level of recorded voices that interact with those on stage, and a third level for large orchestra and chorus representing the outside world, a part that was performed live eight years ago. The electronic segments are by Serge Lemouton of the Paris IRCAM, who spatially mixes recorded and real sounds with great theatrical effect.

After such a taxing and cathartic journey, the audience seemed once more captivated by the opera and reacted with unusual warmth at the end of the performance.


Cinismo libertino in musica: il Quartett di Francesconi alla Scala

Nel suo romanzo epistolare Les Liaisons dangereuses (Le relazioni pericolose) Choderlos de Laclos racconta del cinismo libertino della corrotta nobiltà francese nel 1782. Due secoli dopo, il drammaturgo tedesco Heiner Müller riscrive il testo esasperando i toni di sfida verbale e facendolo diventare un crudele gioco di sesso e morte con due soli personaggi (il visconte di Valmont e la marchesa di Merteuil) che a un certo punto interpretano anche gli altri due personaggi nel romanzo (madame Tourvel e la giovane Volanges) – da qui il titolo della pièce, Quartett.

Nell'aprile 2011 a Luca Francesconi è stato commissionato di comporre un'opera sul testo di Müller con il medesimo titolo, andata poi in scena alla Scala in prima mondiale. Il libretto in inglese dello stesso compositore si sviluppa in un atto unico suddiviso in 12 scene e un finale preso da Die Hamletmaschine, sempre di Müller, in cui la protagonista distrugge la sua casa-prigione. L'autore qui esaspera la dimensione claustrofobica della vicenda tra la marchesa e il visconte in un dialogo serrato. Il loro confronto è del tutto razionalista, non esistono i sentimenti, neanche l'amore. «L'amore è il dominio dei domestici. Come potete considerarmi capace di un impulso così volgare» dice la marchesa, e più avanti il visconte: «Che la plebe si monti negli angoli. Il loro tempo è prezioso». Qui i rapporti umani sono giocati come in una partita a scacchi secondo una spietata strategia di guerra: il visconte di Valmont ha deciso di conquistare la castissima Madame de Tourvel e confida il suo progetto alla Marquise de Merteuil, sua ex amante e sfrenata libertina, che lo guida a distanza imponendogli di rispettare il codice libertino e consigliandogli innanzitutto di conquistare la timida Cécile de Volanges, appena uscita di convento e promessa a un uomo di cui la marchesa si vuole vendicare.

Ora, dopo 76 rappresentazioni in 17 teatri con sette produzioni diverse, Quartett ritorna alla Scala nella versione originale di Àlex Ollé de La Fura dels Baus. Come nella pièce di Müller l'ambientazione non è definita: «un salotto prima della Rivoluzione francese, un bunker dopo la Terza guerra mondiale», dice il libretto. All'apertura del sipario vediamo Parigi a volo d'uccello. Poi la vista scende sui tetti e sulla facciata di un nobile palazzo, inquadra una finestra ed entriamo nella camera. Scopriremo trattarsi di un parallelepipedo magicamente sospeso nel vuoto da fili quasi invisibili. Nella scenografia di Alfons Flores è una scatola-prigione, una casa di bambola in cui i due personaggi si sbranano verbalmente. Nei loro cuori aridi non c'è spazio per i sentimenti, per qualcosa che non arrivi direttamente dall'autodifesa, essendo totalmente estranei a quello che avviene fuori nel mondo. Nei video di Franc Aleu un muro di sfalda e si ricompone per nascondere gli altri. Come nel romanzo di Laclos i nobili persi nel loro bavardage salottiero non sentivano le grida del popolo affamato. Il regista suggerisce che neanche noi sentiamo il tumulto del resto del mondo che reclama un posto nella storia.

Magistralmente calati nelle loro parti ci sono gli stessi interpreti della produzione di otto anni fa: Allison Cook, mezzosoprano che dà voce alla Marquise de Merteuil, e il baritono Robin Adams, il Vicomte de Valmont. Entrambi strepitosi, le loro voci toccano tutti i possibili registri, utilizzano tecniche diverse, dal canto appassionato al declamato alla coloratura, quella maschile arrampicandosi spesso su quella di falsetto come quando gorgheggia nel ruolo della marchesa. Gravoso e impegnativo il ruolo dei due cantanti che devono sostenere una recitazione volutamente e consapevolmente manierata («La brutalità della nostra conversazione mi annoia. Dovremmo far recitare le nostre parti a delle bestie») che va dal blasfemo all'osceno all'ironico, come quando i due personaggi si scambiano i rispettivi ruoli («Penso che potrei abituarmi a essere una donna») dice Valmont nella parte della marchesa, al che lei: «Io vorrei riuscirci».

Il giovane Maxime Pascal, un habitué della Scala e specialista di partiture contemporanee, gestisce con abilità i diversi piani sonori in cui si sviluppa l'opera: un primo livello interno cameristico che dà voce agli aspetti psicologici dei personaggi, un secondo livello intermedio di voci riprese e prolungate da voci registrate che interagiscono con quelle in scena e un terzo livello per grande orchestra e coro registrati che rappresentano il mondo esterno, una parte che era eseguita in diretta otto anni fa. La realizzazione della parte elettronica è affidata a Serge Lemouton dell'IRCAM di Parigi che mescola suoni registrati e reali in un gesto teatrale e spaziale di grande impatto.

Dopo un tale viaggio, impegnativo e catartico, il pubblico sembra ancora una volta soggiogato dal lavoro e risponde festeggiando gli artisti con insolito calore.

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