One hundred years after its debut in Monte Carlo, a rarely performed work by the most famous Tuscan composer, Giacomo Puccini, arrived on stage in Florence. La rondine (The Swallow) is best known for a single song, "Doretta's Dream". It's not a blessed opera.

Commissioned by Vienna Carltheater as an operetta, it became a true opera instead. Then there were problems with Giulio Ricordi, Puccini's publisher's, but above all La rondine was presented in 1917 at the high point of WW1. The composer then changed his mind several times about the ending, but none of the existing versions could ever break through the theatres that preferred, and still prefer, his previous work, La fanciulla del West (The Girl of the West) or the ensuing one, Il trittico.

Ekaterina Bakanova (Magda) © Michele Borzoni | Terraproject
Ekaterina Bakanova (Magda)
© Michele Borzoni | Terraproject

La rondine is not an early work, but despite the great quality of the musical writing, the thin plot – with no dramatic turn of events or excruciating deaths – has never conquered the audience. The text by Adami, the future librettist of Turandot, is affected by a cynicism that was never well received: Magda is a Parisian demi-mondaine living in luxury who leaves her rich lover for Ruggero, a young country-dweller who would like to marry her and bring her to his mother's home; the idea teases Magda, but then she realizes that it is better to return to her previous life. Like a swallow, Magda is predestined to emigrate to other shores. In La rondine there is no absolute love that redeems Mimì's or Manon's tragic deaths; Magda is a free woman who chooses her own life, a sort of emancipated Violetta.

Like Richard Strauss, who put a nostalgic seal to the ending of the Habsburg Rule with his waltzes in Der Rosenkavalier, Puccini uses waltzes and other modern dances – polka, fox-trot, tango, one-step – to exorcise the massacre of the war that had swept away the last remains of Belle Époque. And like another Strauss, Johann jr of Die Fledermaus fame, Puccini and Adami set the second act in a ballroom where the mistress and her housekeeper exchange their clothes before consciously returning to their original roles.

Marta Pluda, Ekaterina Bakanova, Giada Frasconi and Francesca Longari © Michele Borzoni | Terraproject
Marta Pluda, Ekaterina Bakanova, Giada Frasconi and Francesca Longari
© Michele Borzoni | Terraproject

As Graham Vick did in Venice nine years ago, here in Florence Denis Krief sets the opera in the mid-20th century rather than Second Empire Paris. A blow-up in the background should suggest the different settings of the three acts (Magda's elegant home; Bullier's, a trendy Parisian nightlife venue; a house in the south of France overlooking the sea), but the image of the first act seems to suggest the rooftops of a North African city instead, that of the second act any nighttime city view, and the third the pebbles of a beach of the French Riviera. This last one eventually becoming the video of a swallow in flight... just in case anybody had forgotten the title of the opera.

The singers in the chorus are in their black concert frocks, women adding colorful shoes and feather boas, and soloists have clothing that seems to have been bought on the market. The acting is effective for the main characters but looks ineffectual with the masses that move awkwardly on the stage.

Ekaterina Bakanova (Magda) and Matteo Desole (Ruggero) © Michele Borzoni | Terraproject
Ekaterina Bakanova (Magda) and Matteo Desole (Ruggero)
© Michele Borzoni | Terraproject

Valerio Galli's conducting highlights the modernity of Puccini's writing with its timbral effects that become onomatopoeic sounds, and he conveniently highlights the great lyrical outbursts that punctuate the score. Unfortunately, the hugeness of the pit in Florence's new opera house does not show mercy for the singers' voices that are sometimes dampened by the vast orchestral wall.

The youthful cast is dominated by Ekaterina Bakanova's secure presence as Magda. The Russian soprano mastered her role perfectly, with an elegant vocal characterization, well built sounds in the middle register and sure in the acuti. With his pleasing timbre and slightly stiff phrasing, Matteo Desole aptly depicted the naive Ruggero while the rest of the company turned out to be adequate – but it is to ask too much from Prunier to play the piano music himself instead of mimicking it?

 

 

La rondine a Firenze: un'opera leggera dalle tinte tenui 

Cento anni dopo il debutto a Montecarlo va in scena a Firenze un lavoro poco eseguito del più famoso compositore toscano, Giacomo Puccini: conosciuta al più per una sola aria (“Il sogno di Doretta”), La rondine non è stata un'opera fortunata.

Nata dalla commissione per un'operetta da parte del Carltheater di Vienna, diventò invece una vera opera lirica, ma ebbe poi problemi con Ricordi, l'editore di Puccini, e venne presentata nel 1917, ahimè, nel pieno della Prima Guerra Mondiale. Il musicista ebbe numerosi ripensamenti sul finale, ma nessuna delle versioni esistenti riuscì mai a sfondare nei teatri che gli preferirono, e ancora preferiscono, il lavoro precedente, La fanciulla del West, o quello immediatamente successivo, Il trittico.

La rondine quindi non è un'opera giovanile, bensì della maturità pucciniana. Nonostante la grande qualità della scrittura musicale, l'esile vicenda, senza colpi di scena e morti strazianti, non è mai entrata nei cuori del pubblico. Il libretto di Adami, il futuro librettista della Turandot, è poi intriso di un cinismo che in quel momento storico non era gradito: Magda è una mantenuta parigina che lascia un'esistenza di lusso per mettersi con Ruggero, un giovane provincialotto che vorrebbe sposarla e portarsela a casa dalla mamma; l'idea la stuzzica, ma poi si rende conto che è meglio tornare alla vita di prima – come una rondine Magda è destinata a migrare verso altri lidi. Qui non c'è l'amore assoluto che redime la morte di Mimì o di Manon, Magda è una donna libera che sceglie la propria vita, una Violetta emancipata.

Come Richard Strauss, che pochi anni prima con i valzer del Rosenkavalier aveva posto un nostalgico sigillo su un'epoca (quella della Felix Austria), anche Puccini utilizza valzer e altri balli moderni – polka, fox-trot, tango, one-step – per esorcizzare il massacro della guerra che spazzava gli ultimi resti della Belle Époque. E come un altro Strauss, lo Johann del Fledermaus, Puccini e Adami ambientano il secondo atto in un ballo in cui la padrona e la domestica si scambiano gli abiti, prima di ritornare consapevolmente ai rispettivi ruoli originali.

Già nove anni fa Graham Vick nel suo allestimento a Venezia aveva ambientato La rondine non nella Parigi del Secondo Impero del libretto, bensì a metà del Novecento. Lo stesso fa Denis Krief qui a Firenze. Sul fondo una gigantografia dovrebbe suggerire gli scenari dei tre atti in cui è suddivisa la storia: l'elegante casa di Magda; Bullier, locale alla moda delle notti parigine; una casa nel sud della Francia con vista sul mare. Ma l'immagine del primo atto sembra suggerire i tetti di una città nordafricana, quella del secondo una qualunque città vista di notte, e la terza i galet della spiaggia di Nizza, per poi diventare il video di una rondine in volo – non fosse mai che qualcuno si fosse dimenticato il titolo dell'opera.

I coristi del secondo atto sono nei loro abiti neri da concerto, quelli delle donne ravvivati da scarpe e boa di struzzo colorati, e i solisti hanno abiti che sembrano acquistati al mercato. Se la regia è poi efficace nei confronti dei protagonisti principali, è invece inerte nei confronti del coro che si muove goffamente in scena.

La direzione di Valerio Galli mette in evidenza la modernità della scrittura pucciniana con i suoi effetti timbrici che diventano virtuosismi onomatopeici, ma non ci fa mancare i grandi slanci lirici di cui è costellata la partitura. La vastità della buca del nuovo teatro dell'opera fiorentino non ha però pietà delle voci dei cantanti e spesso il loro canto di conversazione arriva alle file di platea attutito dal muro orchestrale.

Il cast giovanile è dominato dalla sicura presenza di Ekaterina Bakanova. Il soprano russo ha dimostrato di padroneggiare perfettamente la parte con una vocalità elegante caratterizzata da un solido registro medio e da acuti precisi. Il bel timbro di Matteo Desole e un fraseggio un po' rigido hanno connotato l'ingenuo Ruggero mentre il resto della compagnia si è rivelato adeguato – ma è troppo aspettarsi che l'interprete di Prunier suoni egli stesso la musica al pianoforte invece di mimarla?

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