While Pesaro has its Rossini Opera Festival, Bergamo's festival is devoted to its illustrious son Gaetano Donizetti – a long birthday party for the other important creator of bel canto operas. It is an opportunity to stage unacknowledged works by the composer, such as Il borgomastro di Saardam (The Mayor of Saardam). The libretto, by Domenico Gilardoni, is based on Le Bourgmestre de Sardam, ou Les deux Pierre, a comédie-héroïque by Mélésville, Merle and Boirie (1818), the same plot that inspired Albert Lortzing's Zar und Zimmermann in 1837.

<i>Il borgomastro di Saardam</i> © Gianfranco Rota
Il borgomastro di Saardam
© Gianfranco Rota

To help realise his vision of modernising late 17th-century Russia, Tsar Peter the Great had embarked on a number of trips abroad to snatch the secrets of military art and technology in the most advanced areas of European civilization. In the opera, we see him in the sailing shipyards of Saardam, in the Netherlands, disguised as carpenter. Here he finds another Peter, the young Russian deserter Peter Flimann, who would like to marry Marietta, the local Mayor's protégée. The fact that the Mayor is convinced that Flimann is the Tsar incognito gives rise to endless misunderstandings. In the end, the real Tsar reveals himself and, before sailing back home, he forgives Flimann and promotes him to Admiral so that he will be able to marry his beloved Marietta.

Donizetti's opera buffa premiered in Naples in 1827 with successful results, but when played in Milan a year later, in a modified version, it was a complete fiasco. Why such a difference in reception between the two cities? That's because in Naples Rossini was all the rage, while in Milan the musical penchants were changing toward another type of melodrama, where Bellini was to reap his greatest successes. Donizetti's 'Rossini-ism' was considered outdated and in Il borgomastro di Saardam the influence of the composer from Pesaro was particularly evident, especially in ensemble passages. The opera, however, has its own originality that anticipates future comedies, such as L'elisir d'amore or even Don Pasquale.

<i>Il borgomastro di Saardam</i> © Gianfranco Rota
Il borgomastro di Saardam
© Gianfranco Rota

The opera was forgotten until 1974 when it was staged in Zaandam, the modern name for the Dutch town in which the plot is based, although in a very questionable rendition. Now it is the turn of Donizetti's home town to put it back on stage at its Teatro Sociale, in a production by film director Davide Ferrario in his first opera staging. The 1828 Milanese score is used, the only version remaining, and Ferrario recuperates part of the comic component of the original version (in which the protagonist had the ludicrous appellation of Timoteo Spaccafronna and spoke in Neapolitan dialect) with some slapstick comedy gags. The director pays homage to old Soviet cinema as well, with frames taken from silent films of the period while other black and white videos of the old town ironically suggest that the story is actually set in a Bergamo unpredictably overlooking the sea!

<i>Il borgomastro di Saardam</i> © Gianfranco Rota
Il borgomastro di Saardam
© Gianfranco Rota

Il borgomastro di Saardam is on stage while the town also celebrates 200 years since the architect Giacomo Guarenghi gave a neoclassical aspect to the new town of Petersburg and some of his blueprints are also shown as background. In Francesca Bocca's plain scenery, virtually made of screens on which images and videos are projected, showing the ship that is being built in the first act that will serve to carry the Tsar back to Russia together with valued carpenters for the building of Petersburg.

On stage the chorus was present from the beginning and gave good proof of cohesion and liveliness along with a cast of excellent performers. The Mayor's role is not vocally prominent, but Andrea Concetti humorously delineated the clumsy old man, losing himself behind the skirts of the young protégée Marietta. To her, Donizetti dedicates rich pages of bel canto agility and coloratura, impeccably performed by Irina Dubrovskaya. In the Milan version the role of Carlotta loses importance, therefore Aya Wakizono had few opportunities to let us hear her warm mezzo voice. Tsar Peter is of greater importance and Giorgio Caoduro mastered all the role's difficulties with great technique and elegance.

<i>Il borgomastro di Saardam</i> © Gianfranco Rota
Il borgomastro di Saardam
© Gianfranco Rota

We were already familiar with Juan Francisco Gatell's skills, and they were furthermore confirmed in the role of the other Peter to which the tenor, a Rossini specialist, added his comic acting qualities. Pietro Di Bianco as Leforte, the Tsar's incognito confidant, appropriately completed the group of leading characters.

Roberto Rizzi Brignoli's careful and lively conducting brought to light the particular features and beautiful orchestration of this opera that has been absent from theatres for more than a century and a half and whose re-emergence, if not the rediscovery of a hidden masterpiece, is a timely revival of a convincing and entertaining theatrical machine.

 

Un'opera buffa di Donizetti rivive a Bergamo

Non solo Pesaro con il Rossini Opera Festival, anche Bergamo intitola un Opera Festival al suo illustre figlio Gaetano Donizetti, una lunga festa di compleanno dedicata all'altro creatore di opere del belcanto italiano. Il festival è occasione per far conoscere lavori poco frequentati del compositore, come questo Il borgomastro di Saardam. Il libretto, di Domenico Gilardoni, è basato sulla comédie-héroïque Le Bourgmestre de Sardam, ou Les deux Pierre di Mélésville, Merle e Boirie (1818) e la stessa vicenda ispirerà lo Zar und Zimmermann di Albert Lortzing nel 1837.

Lo zar Pietro I (il Grande), monarca autoritario ma illuminato, nella sua visione ammodernizzatrice della Russia di fine Seicento aveva intrapreso numerosi viaggi all'estero per carpire i segreti dell'arte militare e della tecnologia delle aree più avanzate della civiltà europea. Eccolo quindi nei cantieri navali di Saardam, nei Paesi Bassi, dove si finge carpentiere. Qui incontra un altro Pietro, il giovane disertore russo Pietro Flimann, il quale vorrebbe sposare Marietta, pupilla del borgomastro locale. Il fatto che il borgomastro sia convinto che sia Flimann lo zar in incognito darà luogo a numerosi equivoci. Alla fine prima di ritornare in patria il vero zar si svelerà e dopo aver perdonato a Flimann la sua diserzione lo promuoverà ad ammiraglio per poter così degnamente sposare la sua Marietta.

L'opera buffa di Donizetti debutta nel 1827 a Napoli con favore di pubblico e critica, ma quando viene ripresa a Milano l'anno dopo, in una versione modificata, è un fiasco completo. Come mai una tale differenza di ricezione tra le due città? Il fatto è che mentre a Napoli furoreggiava Rossini, a Milano i gusti stavano cambiando verso un altro tipo di melodramma e qui era Bellini a mietere i maggiori successi: il rossinismo di Donizetti era considerato sorpassato e nel Borgomastro di Saardaml'impronta del compositore pesarese era particolarmente evidente, soprattutto nei concertati. L'opera ha tuttavia i suoi punti di originalità che anticipano pagine del Donizetti futuro, quello dell'Elisir d'amore o addirittura del Don Pasquale.

Per oltre un secolo questo lavoro venne quasi dimenticato fino al 1974 quando fu rappresentato a Zaandam, nome moderno della cittadina olandese sede della vicenda, anche se in un'edizione molto discutibile. Ora è la volta della città natale di Donizetti di rimetterlo in scena al Teatro Sociale in una produzione affidata al regista cinematografico Davide Ferrario alla sua sua prima regia lirica. Quella che viene messa in scena è la versione milanese del 1828, l'unica rimasta completa, e Ferrario recupera parte della componente comica della versione originale (in cui il protagonista titolare aveva il ridicolo appellativo di Timoteo Spaccafronna e si esprimeva in dialetto napoletano) con alcune gag da comiche del cinema muto. Il regista non rinuncia però a omaggiare il cinema sovietico delle origini con inquadrature tratte da film dell'epoca mentre altre immagini video in bianco e nero della città vecchia suggeriscono ironicamente che la vicenda sia ambientata in una Bergamo inopinatamente affacciata sul mare.

La rappresentazione del Borgomastro di Saardam avviene mentre la città onora i duecento anni della figura di Giacomo Guarenghi, l'architetto che diede un volto neaclassico alla città di Pietroburgo, e anche alcune di queste immagini si ritrovano nello spettacolo. Nelle semplici scene di Francesca Bocca, in pratica solo alcuni schermi su cui si proiettano le immagini, la nave in legno che viene costruita nel primo atto servirà a portare in Russia lo zar assieme ad alcuni valenti carpentieri.

In scena si muove un coro presente fin dall'inizio che dà buona prova di coesione e vivacità assieme a un cast di interpreti di ottimo livello. Il protagonista titolare non ha qui grande importanza vocale, ma Andrea Concetti delinea con umorismo un borgomastro goffo che si perde dietro alle gonnelle della giovane pupilla Marietta a cui il compositore dedica le pagine più ricche del belcanto con agilità e colorature affrontate in modo impeccabile da Irina Dubrovkaya. Nella versione di Milano la parte di Carlotta perde di importanza e quindi Aya Wakizono ha meno occasioni di far sentire la sua calda voce di mezzosoprano. La parte dello zar Pietro ha una notevole rilevanza in quest'opera e Giorgio Caoduro ne ha padroneggiato con grande tecnica ed eleganza le difficoltà vocali.

Di Francisco Gatell, specialista del teatro rossiniano, già si conoscevano le competenze, qui ulteriormente dimostrate nella parte dell'altro Pietro, il disertore Flimann, a cui il tenore ha aggiunto le sua qualità di attore comico. Pietro di Bianco con il suo Leforte, ufficiale dello zar anche lui in cognito, ha completato degnamente il gruppo di personaggi principali.

L'attenta e vivace direzione di Roberto Rizzi Brignoli mette in luce i caratteri particolari e la bella orchestrazione di quest'opera che mancava dai teatri da più di un secolo e mezzo e il cui recupero non sarà la riscoperta di un capolavoro nascosto, ma la giusta riedizione di un'efficace macchina di intrattenimento.