Bandits in the 19th century have been topics of fascination for many operas: from Verdi's I masnadieri to Ernani, from Offenbach's Les brigands to Bizet's Carmen, freebooters had arias and couplets of their own on stage. No exception is Auber with his Fra Diavolo, inspired by one of the most feared robbers who fought against French domination in southern Italy, a hero of Bourbon resistance during the Napoleonic wars. In the libretto, Scribe draws his model from other French bandits and paints him both romantically – Fra Diavolo steals only from aristocrats, bankers and merchants, leaves the poor and, from the young girls, he only takes “what they want to offer” – and with ruthless cruelty.

John Osborn (Fra Diavolo), Jean-Luc Ballestra (Giacomo) and Nicola Pamio (Beppo) © Yasuo Kageyama | Opera di Roma
John Osborn (Fra Diavolo), Jean-Luc Ballestra (Giacomo) and Nicola Pamio (Beppo)
© Yasuo Kageyama | Opera di Roma

The story tells of the beautiful innkeeper Zerlina, unwillingly betrothed by her father to a local rich fellow, who succeeds in fulfilling her love dream with the carabiniere Lorenzo after having to deal with Fra Diavolo, disguised as Marquis of San Marco, and two risible noble British tourists. In the plot, the role of the two awkward henchmen of the brigand, Giacomo and Beppo (played by Stan Laurel and Oliver Hardy in the 1934 film version), are the decisive factors in the capture of Fra Diavolo.

Though one of the most popular in his time, Auber's Fra Diavolo is now rarely performed due to a mix of drama and humour that is so difficult to balance, but also for being an opéra comique, that mix of singing and acting not easily exported outside France. In the staging at the Opera di Roma, the spoken dialogues of the original 1830 edition are transformed into sung recitatives, translated into French from the Italian version. The musical part is also that of the version presented in Florence in 1866, with added numbers. Thus one problem is solved, but the wittiness of Scribe's text is lost and the opera becomes a continuous musical where, in the original, it was a well balanced sequence of catchy arias and brilliantly spoken dialogues.

The Mediterranean setting is recreated by director Giorgio Barberio Corsetti with its intriguing teatro-immagine in which video projections and virtual reality are predominant. During the ouverture we see the British couple driving in their red roadster through the Italian landscape. The first scene of Act 3, with Fra Diavolo walking along a city road, also makes clever use of projections.

<i>Fra Diavolo</i> © Yasuo Kageyama | Opera di Roma
Fra Diavolo
© Yasuo Kageyama | Opera di Roma

Here we are in the early 1960s, where carabinieri were a regular ingredient in the Italian films of postneorealismo, and even the costumes reflect that free and easy era. But in addition to a tribute to the Italian cinema, the director adds a cartoonish touch to his staging, including balloons for the performers' interjections or the bandit's gunshots, while the almost Vaudevillian tone of Act 2 at the inn is obtained with a set of open rooms where we see what is taking place inside; a busy scene in the mood of a farcical play by Labiche or Feydau.

For the first time, scenery realized with a huge 3D printer was used here. The buildings are composed of the overlapping of thin layers of fully renewable resources and have a wavy, surreal shape, as if the reality of the landscape was deformed by the "devilish" presence of the fake Marquis of St Mark.

In the theatre foyer, one could admire a thus composed three-dimensional portrait of John Osborn, the protagonist. The American tenor did not spare himself in the challenging vocal role, performing with great ease and with a French elegance and diction that was not always found in other interpreters. His performance was full of irony and impeccable voice rendering, always prone to characterize the double-faced character, the seductive and the ruthless, though the former side was downplayed by Osborn who cleverly highlighted the cynical and manipulative nature of the character.

<i>Fra Diavolo</i> © Yasuo Kageyama | Opera di Roma
Fra Diavolo
© Yasuo Kageyama | Opera di Roma

Though well-sung, Roberto de Candia's Lord Rocburg lacked the humour of the Englishman abroad with his awkward linguistic attempts. More focused on her stage presence than on vocal skills was Sonia Ganassi as Lady Pamela. Anna Maria Sarra (Zerlina) and Giorgio Misseri (Lorenzo) were both good and vocally generous, but both strained their performances. Jean-Luc Ballestra, the only French singer in the cast, was the one who best realized the pair of bungling thugs as Giacomo. Roberto Zappalà's humorous choreography effectively added vivacity to the crowded moments on stage.

In the pit, Rory Macdonald conducted with an extremely light hand, at moments almost in a diaphanous way, so that sometimes the performers' voices prevailed over the orchestra. At least, the qualities of a music that starts with Rossini and ends with Offenbach were duly highlighted.

 

Dramma e commedia nel Fra Diavolo di Auber: un equilibrio felicemente ottenuto all'Opera di Roma

L'opera dell'Ottocento ha spesso subito il fascino dei briganti: dai Masnadieri all'Hernani di Verdi, da Les brigands di Offenbach alla Carmen di Bizet, i banditi hanno avuto proprie arie e couplet in scena. Non fa eccezione Auber con il suo Fra Diavolo, ispirato alla figura di uno dei più temuti tra i briganti che nel sud Italia lottavano contro la dominazione dei francesi: un eroe della resistenza borbonica durante le guerre napoleoniche. Nel libretto Scribe prende a modello anche i coevi banditi d'oltralpe, altrettanto romanticamente dipinti – Fra Diavolo deruba solo aristocratici, banchieri e commercianti, lascia andare i poveri e dalle giovani fanciulle prende solo quello che gli “vogliono offrire” – ma pure crudelmente spietati.

La vicenda narra della bella ostessa Zerlina, nolente promessa sposa dal padre a un riccone locale, che riesce a realizzare il suo sogno d’amore con il carabiniere Lorenzo dopo aver avuto a che fare col brigante Fra Diavolo, travestito da Marchese di San Marco, e di due ridicoli turisti inglesi. Nella storia è determinante il ruolo dei due impacciati accoliti del brigante, Giacomo e Beppo (impersonati dal duo comico di Stan Laurel e Oliver Hardy nella versione cinematografica), che sono gli incauti agenti del suo arresto.

Opera fra le più popolari ai suoi tempi, Fra Diavolo ora è di più rara esecuzione nei teatri, per quella miscela di dramma e di umorismo così difficile da equilibrare e per il fatto di essere un'opéra-comique, quel misto di canto e di recitazione non facile da realizzare in paesi di lingua diversa dal francese. Nell'allestimento dell'Opera di Roma i dialoghi recitati dell'edizione originale del 1830 sono trasformati in recitativi cantati tradotti in francese dalla versione italiana. Anche la parte musicale è quella della versione presentata a Firenze nel 1866, con numeri aggiunti. Così si risolve un problema, ma si perde l'arguzia del testo di Scribe e si trasforma in un continuo musicale quella che nell'originale era invece una dosata successione di arie orecchiabili e di brillanti dialoghi parlati.

L'ambientazione mediterranea dell'opera è ricreata dal regista Giorgio Barberio Corsetti con il suo affascinante teatro-immagine in cui le proiezioni video e la realtà virtuale hanno grande rilevanza: durante l'ouverture vediamo la rossa decappottabile dei nobili inglesi immersa nei paesaggi che attraversano nel loro gran tour italiano e anche la prima scena del terzo atto con Fra Diavolo che passeggia lungo una strada di città è resa molto abilmente con proiezioni dinamiche.

Siamo infatti nell'Italia dei primi anni sessanta dove le figure dei carabinieri erano una presenza regolare nel cinema del dopo-realismo e i costumi rispecchiano quell'epoca spensierata. Ma oltre all'omaggio al cinema italiano il regista dà un tocco fumettistico alla sua messa in scena con nuvolette che riprendono le esclamazioni degli interpreti o gli spari del brigante. Nel secondo atto il tono quasi da pochade dell'opera è reso con una scenografia di camere tutte a vista della locanda di notte, particolarmente frequentata e con un andirivieni di personaggi quasi fossimo in una pièce di Labiche o di Feydau.

Per la prima volta viene qui utilizzato un impianto scenografico realizzato con una stampante 3D e materiali completamente riciclabili. Le facciate delle case che formano la scena sono infatti composte dalla sovrapposizione di sottili strati di un materiale ecologico e hanno una forma ondulata, surreale, come se la realtà del paesaggio risultasse deformata dalla presenza “diabolica” del finto Marchese di San Marco.

Nel foyer del teatro fa poi bella mostra di sé un ritratto tridimensionale così realizzato di John Osborn, il protagonista. Il tenore americano non si risparmia nella definizione di un ruolo a cui è affidata una vocalità impegnativa che risolve con grande facilità e con un'eleganza e una dizione francese che non sempre si ritrova negli altri interpreti. Con l'aria di un mafiosetto in completo blu, il duplice aspetto del brigante, quello seduttore e quello spietato, è reso con ironia e impeccabile resa vocale dal cantante, che controlla sempre con maestria i registri della voce piegata a caratterizzare le diverse sfaccettature del suo carattere, sebbene venga messo maggiormente in rilievo l'aspetto cinico del personaggio rispetto a quello seduttore.

Seppure ben cantato, al Lord Rocburg di Roberto de Candia manca lo stralunato umorismo dell'inglese all'estero con i suoi goffi tentativi linguistici. Più giocata sulla presenza scenica che sulla vocalità e anche la Lady Pamela di Sonia Ganassi. I due giovani interpreti della coppia Zerlina-Lorenzo, Anna Maria Sarra e Giorgio Misseri, sono bravi ed entrambi vocalmente generosi, ma risolvono spesso in acuti un po' gridati la loro prestazione. Jean-Luc Ballestra è il solo cantante di lingua francese e infatti è quello che meglio realizza il Giacomo della coppia di inconcludenti pasticcioni. Le ironiche coreografie di Roberto Zappalà punteggiano efficacemente i momenti più affollati in scena.

In buca l'inglese Rory Macdonald dirige con estrema leggerezza, a momenti quasi esile, tanto che talora le voci prevalgono sull'orchestra. In tal modo però si evidenziano le qualità di una musica che partendo da Rossini porterà a Offenbach.

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