Since its premiere on Broadway in 1957, West Side Story, the musical in which four significant personalities were engaged – Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents and Steven Sondheim (respectively for the music, the choreography, the booklet and the lyrics) – has had several productions. From the operatic version recorded by the same Bernstein in 1984 with the major opera voices of the time, to the ones staged in assorted locations like social venues, schools, even prisons!

© Nilz Boehme
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Now in Turin Opera House, included in it's usual season, it's the turn of this West Side Story production, the first and only Italian leg of the world tour that aims to celebrate the upcoming centennial of the birth of Bernstein, Laurents and Robins. It is assembled by BB Promotion from Germany.

The soundtrack is not pre-recorded, as is often the case in local productions or suburban theatres, but lavishly supplied by the Teatro Regio orchestra conducted by Donald Chan, one of Bernstein's scholars, in a way that underlines the Stravinskian and jazzy influences of the score, its wise harmonic construction, its compelling rhythms and the amazing beauty of its show tunes. MariaTonightSomewhere are among the most delightful and unforgettable songs of the twentieth century and the most alluring aspect of the work. It's hard not to be seduced by their catchy tunes.

© Nilz Boehme
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The staging does not venture into anything new: this a very traditional show including the original choreographies by Jerome Robbins, faithfully resumed by Joey McKneely. At the beginning of Robert Wise's eponymous film, the camera soared in an aerial view from the extreme tip of Manhattan to the northern quarters where the story takes place. Here at the curtain rising we are already on the spot in Paul Gallis' scenery: the wings are shaped like metal fire escapes on the façades of the old buildings, while in the background there are black and white pictures of New York City in the '50s.

Renate Schmitzer's colorful costumes identify the fighting gangs well, especially in the dance scene, with Puerto Ricans in bright colored suits and the “Americans” in silver jackets and white trousers. Even gaudier are the dresses of the Sharks' girls, all dutifully dated to the '50s. Peter Halbsgut's beautiful lighting designs add the right mood to the various scenes.

Jenna Burns (Maria), Kevin Hack (Tony) © Nilz Boehme
Jenna Burns (Maria), Kevin Hack (Tony)
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The clashes between the Jets and the Sharks and the blossoming love between Tony and Maria are enacted with energy and great dedication by the young singers/dancers, but perhaps these melees are too well danced: the staged “rumbles” are technically remarkable, but without much emotional involvement. The original performers came from those same poor neighborhoods and somehow they stood for their social redemption on stage. Here something is missing, it's not always so true, despite the good professionalism of the artists.

In the leading roles, Maria is played by Jenna Burns, Bernardo, the leader of the Sharks, is Waldemar Quinones-Villanueva and his girlfriend Anita is Keely Beirne. Above all stands Kevin Hack (Tony), for his pleasant voice, his naturalness to move from the spoken dialogue to the sung lyrics and the subtlety of his singing.

The audience was enthralled by the performance, including the young people who may not know this work, but for many older audience members, West Side Story has conveyed old emotions hard to leave behind.

 

Tra nostalgia e istanze sociali sempre attuali torna il musical di Bernstein sessant'anni dopo il suo debutto

Dal suo debutto nel 1957 a Broadway, il musical in cui si erano impegnate quattro importanti figure della musica per teatro del Novecento, ossia Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents e Steven Sondheim (rispettivamente per la musica, le coreografie, il libretto e i versi delle canzoni) ha avuto molteplici versioni. Da quella più operistica, registrata dallo stesso Bernstein nel 1984 con importanti voci della lirica, a quelle messe in scena in ambiti anche non professionali come associazioni, scuole, carceri!

A Torino arriva ora nel suo teatro d'opera, inserito nella normale programmazione lirica, questo West Side Story, prima e unica tappa italiana del tour mondiale che intende festeggiare gli imminenti centenari delle nascite di Bernstein, Laurents e Robbins e prodotto dalla BB Promotion, un operatore tedesco.

La colonna sonora non è preregistrata, come succede spesso in allestimenti locali o in teatri di periferia, ma lussuosamente fornita dall'orchestra del Teatro Regio, diretta con passione daDonald Chan, un allievo di Bernstein, che della partitura mette in luce le influenze stravinskiane e jazzistiche, la sapiente costruzione armonica, il trascinante andamento ritmico, la sorprendente bellezza delle canzoni. MariaTonightSomewhere sono tra i motivi più belli scritti per il teatro del Novecento e costituiscono l'aspetto più seducente del lavoro. È difficile non essere soggiogati dalle loro indimenticabili melodie.

Sul piano della messa in scena non si tenta nessuna nuova lettura, lo spettacolo è tradizionalissimo con la regia e le coreografie di Jerome Robbins riprese fedelmente da Joey McKneely quale omaggio agli autori originali. All'inizio del film eponimo di Robert Wise la cinepresa in una visione aerea saliva dalla punta estrema di Manhattan fino ai quartieri settentrionali dove si svolge la vicenda, qui invece all'apertura del sipario siamo già sul posto, ce lo indicano le scenografie di Paul Gallis: ai lati quinte strutturate come le scale antincendio sulle facciate dei vecchi edifici, fanno da sfondo gigantografie in bianco nero della New York anni '50. I colorati costumi di Renate Schmitzer individuano bene le fazioni in lite, soprattutto nella scena del ballo, con i portoricani in completi dai colori sgargianti e gli “americani” in giubbotti argentati e pantaloni chiari. Più pittoreschi sono anche gli abiti delle ragazze degli Sharks, tutti doverosamente datati anni '50. Il bel gioco di luci di Peter Halbsgut aggiunge la giusta atmosfera alle diverse scene della vicenda.

Le schermaglie tra i Jets e gli Sharks e l'amore sbocciato tra Tony e Maria trovano nei giovani ballerini/cantanti dell'allestimento l'energia necessaria e una grande dedizione. Forse fin troppo ben danzate, le risse e le schermaglie sono tecnicamente apprezzabili, ma senza grande coinvolgimento emotivo da parte dei giovani interpreti. Quelli originali venivano da quegli stessi quartieri poveri che mettevano in scena. Interpretando la loro vita, rappresentavano in un certo modo il loro riscatto sociale. Qui talora manca un po' la verità, nella pur eccellente professionalità degli esecutori.

Nei ruoli principali quello di Maria è affidato a Jenna Burns, Bernardo, il capo degli Sharks, è Waldemar Quinones-Villanueva, la sua ragazza Anita è Keely Beirne. È soprattutto nell'interprete di Tony, Kevin Hack, che si apprezza il timbro gradevole della voce, la naturalezza con cui passa dal parlato al cantato e la sensibilità con cui intona i suoi song.

Il pubblico del teatro è soggiogato dallo spettacolo, compresi i giovani che forse non conoscevano questo lavoro che per molti, più avanti negli anni, aveva significato a quel tempo una ventata di libertà e di emozioni difficili da dimenticare.