The 2013 Salzburg production of Damiano Michieletto's Falstaff finally arrives in Milan, like a devoted message to the city: the Venetian director sets the opera in “Casa Verdi”, the Milanese residence for elderly singers and musicians founded by the composer in 1899 shortly after completing his last work where the old musician sets to music the ludicrous adventures of an old man who does not accept his physical decline and is nostalgic of his times past.

<i>Falstaff</i> at La Scala © Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Falstaff at La Scala
© Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala

Famous Verdi melodies strummed at the piano introduce us to the Gothic Hall of the nursing home, lovingly rebuilt on the Teatro alla Scala boards by the talented production designer Paolo Fantin. Between the doors leading to the adjacent dining room, the famous portrait painted by Boldini in 1886 is proudly displayed on the wall – shining top hat, white silk scarf knotted around the neck, elegant white beard and piercing eyes. In the salon, elderly people are hanging around, some in wheelchairs or with walking frame, other resting in armchairs, among caring nurses.

On a couch a guest is slumbering. He's a retired baritone and he's dreaming of his glorious past role as Falstaff. Through the windows enter the characters of the opera, in 19th-century clothing, to tease him in reprisal for his flirting ambitions. The sofa is his favourite place: he is always aboard the red damask couch on which he tastes Mrs Quickly's delicacies or sips from the numerous bottles of wine that promote his daydreams. In the final scene, a cruel hoax will be arranged for him: a mock grotesque funeral during which he is smothered with dirt and leaves. Before, instead of jumping into the cold waters of the Thames, he had been doused in blue confetti.

Ambrogio Maestri (Falstaff) and ensemble © Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Ambrogio Maestri (Falstaff) and ensemble
© Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala

Here Nannetta and Fenton's love story matches the tender relationship between two elderly guests, as if they were the same characters as seen fifty years later – something similar to what happened in Rossini's The Lady of the lake staged by the same Michieletto, or in Rosetta Cucchi's recent Werther.

The story of Falstaff's clumsy flirting and his punishment are preserved, but Michieletto's concept tends to melancholy rather than buffoonery, more Rosenkavalier than opera buffa. His staging really pleased the audience of the Milan theatre, apart from the usual dissent by an isolated frequenter of the gallery. But La Scala would not be La Scala without it.

Giulia Semenzato, Carmen Giannattasio, Annalisa Stroppa and Yvonne Naef © Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Giulia Semenzato, Carmen Giannattasio, Annalisa Stroppa and Yvonne Naef
© Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala

The affectionate and melancholic mood was matched by the orchestra. On the podium there was Zubin Mehta and his reading had unusual chamber music tones that highlighted the extraordinary modernity of the score. The woodwind instruments were beautifully matched by the sound of the strings, almost a string quartet, and the horns humorously picking out the theme of “le corna” (the horns) of the jealous husband, but had a magical resonance rarely perceived before.

Ambrogio Maestri (Falstaff) © Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala
Ambrogio Maestri (Falstaff)
© Marco Brescia & Rudy Amisano | Teatro alla Scala

The vocal rendition, essential in a work like this that thrives in the conversational style, is achieved by an Italian cast (with only one exception) that can articulate the words clearly and in a musical manner. Ambrogio Maestri's identification with Falstaff is legendary: not just on physical self-confidence (he is two metres high and weighs three hundred pounds: that can help!), but vocally too, the baritone displays a powerful and flexible voice well suited to the role, and he has long since found the right ways to paint the character.

A secure backup is provided by the other singers: Massimo Cavalletti as Ford, Francesco Demuro a lyrical Fenton, Carlo Bosi an acerbic Dr Caius. Out of the female cast Carmen Giannattasio (Alice) and Giulia Semenzato (Nannetta) were particularly applauded. 

 

Con Michieletto l'ultima opera di Verdi è all'insegna della nostalgia

Arriva finalmente a Milano la produzione salisburghese del Falstaff di Damiano Michieletto, quasi una dedica alla città, poiché il regista veneziano ambienta la vicenda nella Casa Verdi, residenza milanese per cantanti e musicisti anziani fondata dal compositore nel 1899 dopo aver completato la sua ultima opera dove lui, vecchio musicista, mette in musica le poco gloriose avventure di un vecchio che non accetta la sua decadenza fisica e ha nostalgia del tempo passato.

Le note di famose arie verdiane strimpellate al pianoforte ci introducono nella Sala Gotica dell'attuale casa di riposo, amorevolmente ricostruita sulle tavole del Teatro alla Scala dal bravissimo scenografo Paolo Fantin. Tra le porte che conducono alla adiacente sala da pranzo fa bella mostra di sé sulla parete il famoso ritratto del compositore dipinto da Boldini nel 1886 – cilindro e sciarpa di seta bianca annodata attorno al collo, elegante barba bianca e sguardo penetrante. Anziani in carrozzella o col deambulatore si aggirano per il salone, altri riposano sulle poltrone, tutti affidati alle cure di attente infermiere.

Su un divano dorme un ospite della casa di riposo, un baritono in pensione che sogna il suo glorioso passato di interprete di Falstaff. Dalle finestre entrano, in abiti ottocenteschi, i “fantasmi” dei personaggi dell'opera che tornano a burlarlo in risposta alle sue velleità amorose. Il divano è il suo luogo prediletto: vien portato fuori scena o ci ritorna, sempre a bordo del sofà in tessuto damascato rosso su cui gusta le leccornie che gli porta Mrs Quickly o scola le numerose bottiglie di vino che conciliano la sua attività onirica. Nella scena finale, crudele sarà la burla che gli viene preparata: un finto e lugubre funerale (geniali gli ombrelli neri!) durante il quale viene coperto di terra e foglie. Prima, invece del salto nelle fredde acque del Tamigi, era stato irrorato di coriandoli azzurri.

Anche la storia d'amore di Nannetta e Fenton è vista in parallelo alla tenera relazione tra due anziani ospiti del pensionato, come se fossero gli stessi personaggi visti cinquant'anni dopo – qualcosa di analogo era avvenuto nella messa in scena dello stesso Michieletto ne La donna del lago, ma anche nel recente Werther della Cucchi.

Fatta salva la vicenda dei goffi approcci amorosi e della relativa punizione di Falstaff, lo sguardo di Michieletto tende alla melanconia piuttosto che alla farsa, siamo più nel registro del Rosenkavalier che dell'opera buffa e la sua messa in scena è piaciuta molto al pubblico del teatro milanese, a parte il solito isolato loggionista dissenziente, ma senza quello la Scala non sarebbe la Scala.

L'atmosfera di tenera e affettuosa malinconia è ripresa nell'orchestra. Sul podio è lo stesso Zubin Mehta e la sua lettura ha inusitati toni cameristici che mettono in luce la straordinaria modernità della partitura. Il gioco degli strumentini si affianca al suono quasi quartettistico degli archi e i corni, oltre a sottolineare umoristicamente le “corna” previste per il marito geloso, sanno di lontananze non solo spaziali, ma anche temporali raramente notate.

La concertazione delle voci, essenziale in un'opera come questa che vive del canto di conversazione, è realizzata da una compagnia di voci tutte italiane, con una sola eccezione, che sanno rendere la parola chiaramente e in maniera musicale. L'identificazione di Ambrogio Maestri con Falstaff è ormai leggendaria: non solo sulla presenza fisica (i suoi due metri di altezza e il quintale e mezzo di peso non si può dire che non aiutino), ma anche vocalmente il baritono pavese non solo ha nella voce la potenza e la flessibilità adatti al ruolo, ma ha trovato da tempo i modi giusti per dipingere il personaggio.

Gli fanno degnamente da spalla Massimo Cavalletti come Ford, Francesco Demuro lirico Fenton, Carlo Bosi acido dottor Cajus. Nel reparto femminile sono state particolarmente applaudite l'Alice di Carmen Giannattasio e la Nannetta di Giulia Semenzato.